Lavoro, Brunetta-Tiraboschi: "Su Grande Dimissione evitare narrazioni emotive. I numeri non confermano una fuga dal lavoro"

6 giugno 2022

"Con il progredire del dibattito sulle Grandi Dimissioni sta emergendo la sempre più evidente eterogeneità del fenomeno, che non merita di essere troppo superficialmente categorizzato. La visione secondo la quale saremmo di fronte a una emorragica uscita delle persone dal mercato del lavoro sembra, infatti, non fare i conti con i numeri, che mettono in evidenza come, soprattutto nel nostro Paese, si tratti piuttosto di dimissioni a fronte di transizioni occupazionali da un lavoro a un altro".
 
Lo scrivono Renato Brunetta, ministro per la Pubblica amministrazione e ordinario di Economia del lavoro all'Università di Roma Tor Vergata, e Michele Tiraboschi, ordinario di Diritto del lavoro all'Università di Modena e Reggio Emilia, nel working paper Adapt dal titolo "Grande dimissione: fuga dal lavoro o narrazione emotiva? Qualche riflessione su letteratura, dati e tendenze".
 
Affermano gli autori: "Pare essere semplicistica la visione secondo la quale la difficoltà, sia del settore privato sia del settore pubblico, nel far fronte ai propri fabbisogni occupazionali sarebbe dovuta prevalentemente a questo fenomeno di abbandono lavorativo da parte delle persone. Piuttosto, le radici di questa problematica andrebbero meglio ricercate nelle strutturali difficoltà di matching tra domanda e offerta nel nostro Paese, le cui colpe non sono più di tanto da ricondurre all’indisponibilità delle persone a continuare la loro vita lavorativa, bensì alla mancanza di allineamento tra il sistema delle imprese e del lavoro con il sistema dell’istruzione e della formazione". 
 
Per quanto riguarda la Pubblica amministrazione, i numeri sulle posizioni realmente coperte attraverso i concorsi, sbloccati un anno fa dal decreto legge 44/2021, segnalano una sovrabbondanza di copertura per le figure amministrative e trasversali e maggiori problemi nel soddisfare interamente il fabbisogno soltanto per alcune figure professionali, ossia per le professioni tecniche e quelle dotate delle nuove competenze digitali. "La difficoltà delle amministrazioni pubbliche di reclutare professionalità con profili tecnologici e digitali rappresenta, al momento, una sfida comune di tutti i principali Paesi Ocse", si legge nel saggio. Sfida alla quale il Governo italiano ha risposto approvando una ampia riforma del lavoro pubblico "che investe le modalità di selezione, valutazione e carriera dei dipendenti pubblici".