Sviluppo&Organizzazione - Chiara Lupi

Riconnettere il sapere al potere. Il merito al centro dell’agenda politica

4 aprile 2022

La rigenerazione amministrativa si configura come presupposto per la transizione digitale ed ecologica e per l’attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr). E il cronoprogramma concordato con la Commissione europea concretizza una visione che sta per diventare realtà. Ma servono persone. E per troppo tempo l’impiego della Pubblica amministrazione (Pa) è stato considerato un ripiego, caratterizzato da bassi salari e scarsa produttività. Ora, il Ministro per la Pubblica Amministrazione, Renato Brunetta, inverte la rotta: sulla Pa e sul capitale umano si investe. Le Amministrazioni potranno contare su circa 1 milione di nuovi ingressi nell’arco dei cinque anni di durata del Pnrr. Persone, lavoro, merito, trasparenza e tecnologie rappresentano le fondamenta di una Pa tesa a riconnettere il sapere al potere, con l’obiettivo di ridare dignità alla figura del civil servant. Stiamo assistendo alla trasformazione di una Pa in un vettore di rilancio protagonista di una grande stagione di riforme per sostenere la ricostruzione del Paese, contrastando le disuguaglianze e intercettando le esigenze dei territori. Tutto questo non è un sogno, ma un progetto al quale si sta dando concretezza. La nostra conversazione inizia qui.

Spesso le Amministrazioni sono state in ritardo nel realizzare quanto pianificato. Possiamo sperare in ‘prestazioni’ migliori con il Pnrr?

Nell’ultimo decennio, complici i tagli di spesa, i vincoli e il blocco del turnover, la Pa si era impoverita di risorse, di personale e di competenze. L’età media dei dipendenti è arrivata, nel 2021, a 50,7 anni. Fin dal mio insediamento mi sono impegnato perché il capitale umano pubblico – 3,2 milioni di lavoratori – ritrovasse il suo orgoglio e la sua dignità, le qualità dimostrate nei mesi più critici della pandemia, quando sono stati proprio i “volti della Repubblica”, come li ha definiti il Capo dello Stato Sergio Mattarella, ad assicurare la tenuta del Paese: medici, infermieri, insegnanti, forze dell’ordine, bravi burocrati. Il Pnrr ha posto la Pa al centro della ricostruzione dell’Italia, nella consapevolezza che senza la transizione amministrativa non possono compiersi le trasformazioni digitale ed ecologica. Il 9 marzo 2021 ho presentato alle Camere le mie linee programmatiche, sintetizzate in un ‘nuovo alfabeto’: “A” come “accesso”; “B” come “buona amministrazione”; “C” come “capitale umano”. Un Abc funzionale alla realizzazione della “D” di “digitalizzazione”.

Com’è il bilancio a un anno di distanza?

Positivo: per la Pa sono stati raggiunti tutti i quattro obiettivi del Pnrr previsti per il 2021, anticipando in gran parte la milestone del 30 giugno 2022 sulla riforma del pubblico impiego e ponendo le basi di un rafforzamento strutturale della capacità amministrativa, a cominciare dagli enti locali, ai quali è stata riservata un’attenzione speciale. Semplificazioni, concorsi sbloccati e digitalizzati, formazione a tappeto, rinnovi contrattuali, revisione delle carriere, valorizzazione delle elevate professionalità, riconoscimento del merito, customer satisfaction: la rivoluzione è in corso. Con il 2022 le misure del Pnrr sulla Pa entrano pienamente nella fase attuativa. Abbiamo finalmente non soltanto i fondi (circa 200 miliardi di euro in cinque anni), ma anche un cronoprogramma serrato concordato con la Commissione europea e, soprattutto, la visione. Il momento è ora. Un’occasione irripetibile.

Uno dei temi caldi affrontati durante la sua azione di governo è il processo di reclutamento e selezione. Come rendere attrattiva la Pa?

Troppo a lungo la Pa è stata considerata un settore ‘rifugio’, caratterizzato da bassi salari e produttività. Con il Pnrr e con il Decreto 80/2021, convertito in legge il 6 agosto 2021, abbiamo invertito la rotta. Sulla Pa e sul suo capitale umano finalmente si investe: largo alla valutazione delle competenze, non soltanto delle conoscenze, anche per la selezione del personale e le progressioni di carriera, con meccanismi in linea con i migliori standard internazionali; metodi rapidi di reclutamento dei professionisti necessari all’attuazione del Pnrr; via i tetti al salario accessorio per premiare la produttività; creazione di una quarta area funzionariale dedicata alle elevate professionalità; più mobilità orizzontale e verticale. La Pa è già tornata ad assumere. Da maggio a dicembre 2021 il riavvio dei concorsi, che si erano arenati durante la pandemia, ha permesso lo sblocco di oltre 45mila posizioni, per un totale di più di 1 milione di candidati; per il 2022 prevediamo la pubblicazione di bandi per altre 100mila assunzioni a tempo indeterminato. In pochi mesi, grazie alle nuove procedure veloci di reclutamento, sono stati selezionati i primi esperti dedicati all’attuazione del Pnrr: 500 funzionari assunti al Ministero dell’Economia e nelle altre Amministrazioni centrali per la governance e la rendicontazione degli investimenti; 8.171 addetti all’Ufficio del processo; 1.000 professionisti per la semplificazione delle procedure complesse nelle Regioni. In totale, nei cinque anni di durata del Piano, tra assunzioni ordinarie e incarichi di collaborazione, potranno entrare nella Pa più di 1 milione di persone. Un vero ‘cambio del sangue’. La selezione dei 1.000 esperti è passata per il portale inPA, il LinkedIn delle Amministrazioni pubbliche. Un’innovazione che si è meritata il premio Agenda digitale, assegnato dall’omonimo Osservatorio del Politecnico di Milano. Persone, lavoro, merito, trasparenza, tecnologia: inPA è il simbolo della nuova Pa al servizio dell’Italia.

Lei ha dichiarato che il merito non è un privilegio, ma la fonte della responsabilità solidale che la classe dirigente assume nei confronti della società. Come avviarsi verso una Pa veramente attenta ai meriti?

È sufficiente realizzare il Pnrr. La pandemia, con la crescente domanda di competenze, ha reso evidente l’urgenza di riconnettere sapere e potere. Significa rimettere nell’agenda politica la sfida del merito: il valore delle persone pervade tutto il Pnrr, dalla riforma della Scuola a quella della Magistratura. Non è fonte di disuguaglianze, non è privilegio: è giustizia sociale, perché mette le diverse competenze dell’essere umano in rapporto con i doveri e diventa fonte di responsabilità per le classi dirigenti. Nella Pa stiamo rafforzando la valutazione della performance, insieme con la trasparenza, la tracciabilità dei procedimenti e la customer satisfaction. Erano i miei obiettivi già nel 2009. Il mercato ha come determinante i prezzi e l’equilibrio tra domanda e offerta. La Pa è più complessa, perché deve produrre beni e servizi pubblici, ha bisogno di un’altra segnaletica, come ci ha insegnato l’economista Albert Hirschman: exit, voice e loyalty. La possibilità di uscire dal sistema pubblico, se non funziona, la voce agli utenti e la fiducia tra cittadino e Stato.

A inizio 2022 avete presentato un ampio piano di formazione per i dipendenti pubblici. In che cosa consiste?

Ri-formare la Pa. Persone qualificate per qualificare il Paese è il più grande piano di formazione che abbia mai interessato la Pa. Ho voluto scrivere a tutti i dipendenti delle Amministrazioni per incoraggiarli a cogliere le opportunità che abbiamo messo in campo, anche perché nei nuovi contratti di lavoro del pubblico impiego è previsto un legame esplicito tra formazione, progressioni di carriera e miglioramenti retributivi. Con il progetto Pa 110 e lode, frutto di un protocollo d’intesa firmato con la Ministra dell’Università e della Ricerca, Maria Cristina Messa, permettiamo ai lavoratori pubblici di iscriversi a corsi di laurea, di specializzazione e master a condizioni agevolate. Hanno aderito oltre 70 atenei della rete Conferenza dei rettori delle università italiane (Crui) e sono 40 gli accordi già attivi con un’offerta formativa ampia e variegata disponibile sulla pagina dedicata del sito del Dipartimento della funzione pubblica. È partito anche il progetto Syllabus per le competenze digitali: sono disponibili sull’omonima piattaforma i moduli per la formazione orizzontale, con la collaborazione, in via sperimentale a titolo gratuito, dei top player del settore tecnologico come Tim, Microsoft, Cisco, Oracle e Leonardo.

È prevista una fase due?

In una seconda fase verranno predisposti programmi di formazione in profondità, concordati con le singole Amministrazioni, sulle transizioni che l’Italia deve affrontare: amministrativa, digitale ed ecologica. A questo si affianca, nel Pnrr, un programma intenso di formazione manageriale per dirigenti e funzionari. Stiamo investendo sui dipendenti pubblici come mai avvenuto prima d’ora, restituendo loro l’orgoglio, la dignità e la consapevolezza del lavoro fondamentale che svolgono: produrre beni e servizi pubblici. L’educazione, la salute, la sicurezza, la giustizia, il welfare, la buona burocrazia. Tutto ciò che rende civile un Paese.

Come si può rifondare la dirigenza pubblica a iniziare dai nuovi ingressi, il ‘sangue nuovo’ di cui ha parlato? Come li sceglierete?

Nel pacchetto di riforme introdotte dal D.l 80/2021 si è decisa la riattivazione dei concorsi per l’accesso alla dirigenza di prima fascia (l’alta dirigenza pubblica), previsione introdotta dalla Riforma Brunetta del 2009, ma poi disapplicata. Il 50% dei posti che si liberano per il pensionamento degli attuali dirigenti generali sarà riservato agli esterni, mentre per la copertura della restante parte verranno mantenute le attuali opportunità per la seconda fascia. Per l’accesso a quest’ultima, oltre ai concorsi rivolti all’esterno (già ora il 50% dei posti è coperto attingendo dal corso-concorso bandito dalla Scuola nazionale dell’amministrazione, Sna), per la prima volta si potrà riservare una quota (fino al 15%) di questa opportunità di carriera ai propri funzionari apicali più brillanti, che saranno valutati sulla base di assessment moderni, già largamente in uso non solo nel privato, ma anche in altre Pa europee, a partire da Epso per la Commissione europea.

Dove risiede l’innovazione?

Anche per la carriera non dirigenziale – fatta salva una riserva all’esterno di almeno il 50% delle posizioni disponibili – le progressioni dei dipendenti verso l’area superiore avverranno con una procedura comparativa basata sulla valutazione del dipendente. Qui si annida la vera innovazione: saranno valorizzate non soltanto le conoscenze tecniche, ma anche le competenze di carattere trasversale (manageriale, gestionale, ecc.) che il dipendente ha maturato nel corso della propria attività lavorativa. A questo si accompagna il rilancio della Sna, sempre più aperta alla collaborazione con università e centri di alta formazione nazionali e non, che ha adesso tutti gli strumenti per tornare a essere l’incubatore della migliore cultura di governo: la ‘nuova’ Pa. Un asset per la rinascita italiana.

Si sta lavorando a snellire le procedure della Pa. Semplificazione e digitalizzazione sono connesse, ma velocizzare l’organizzazione così com’è è inutile. Qual è la strategia?

Tutte le misure sulla Pa devono essere considerate come un mosaico in cui ogni tessera è indispensabile alla riuscita dell’insieme. La semplificazione è la chiave per il successo della digitalizzazione, oltre che per il miglioramento della vita di tutti: dipendenti, cittadini, famiglie, imprese. Con il D.l 77/2021 abbiamo già eliminato i principali colli di bottiglia, dimezzato i tempi delle valutazioni ambientali, ridotto di oltre la metà le attese per le autorizzazioni per la banda ultra larga, accelerato gli appalti, impedito che un ricorso al Tar possa bloccare le opere del Piano, rafforzato il silenzio assenso e poteri sostitutivi. Altre semplificazioni sono arrivate con il primo decreto del Pnrr, come quelle per la digitalizzazione dei servizi, in particolare per l’Anagrafe nazionale della popolazione residente (Anpr) che ora offre la possibilità di scaricare 14 certificati con un clic. Altre arriveranno nel 2022, con il dimezzamento dei termini di conclusione dei procedimenti, stabilito nella Legge 241/1990, che sarà accompagnato da un rigoroso monitoraggio dei tempi, ma anche dal rafforzamento della valutazione della performance, della customer satisfaction e della tracciabilità di ogni atto o procedura, con la massima responsabilizzazione complessiva.

Quali le attività per rispondere alle sfide del Pnrr?

Il Pnrr ci chiede di individuare, semplificare e reingegnerizzare, da qui al 2026, un elenco di 600 procedure complesse, oggi piccole grandi zavorre che appesantiscono la vita di ciascuno di noi nel rapporto con la Pa. Per individuarle abbiamo voluto lanciare, dal 18 febbraio al 18 maggio 2022, sulla piattaforma ParteciPA, una grande consultazione pubblica, realizzata in partnership con la Luiss Guido Carli di Roma e il gruppo Il Sole 24 Ore, dal titolo “Facciamo semplice l’Italia. Le tue idee per una Pa amica” e rivolta a cittadini, imprese, professionisti, dipendenti pubblici e Amministrazioni. L’obiettivo è arrivare al 2024 con le prime 200 procedure semplificate per poi realizzare, entro il 2026, un catalogo uniforme, con piena validità giuridica su tutto il territorio nazionale, di 600 procedure in settori chiave del nostro vivere quotidiano. Dall’ambiente all’edilizia, dall’energia al sociale, con interventi mirati alle fasce più fragili, a cominciare dai disabili. Via le autorizzazioni non necessarie, addio alle inutili duplicazioni, agli appesantimenti, alle vessazioni. Razionalizzeremo anche i controlli alle attività produttive, secondo le raccomandazioni Ocse. Più silenzio assenso, più Scia e, ovunque si potrà, largo alle semplici comunicazioni.

Lei si è espresso in maniera inequivocabile rispetto allo Smart working: quale il modello a cui dobbiamo tendere e che dobbiamo costruire?

Già il 10 marzo 2021, nel Patto per l’innovazione del lavoro pubblico e la coesione sociale, siglato a Palazzo Chigi tra il Governo e i sindacati, si riconosceva la necessità di superare la gestione emergenziale del lavoro agile, definendo nei futuri contratti collettivi nazionali una disciplina capace di garantire condizioni di lavoro trasparenti, favorire la produttività e l’orientamento ai risultati, conciliare le esigenze delle lavoratrici e dei lavoratori con quelle organizzative delle Amministrazioni e ponendosi l’obiettivo del miglioramento dei servizi pubblici, che è l’unico vero faro. Grazie a quel percorso, da ottobre 2021 nella Pa abbiamo detto addio allo Smart working, privo di regole e di tutele, sperimentato in massa nel 2020 durante la fase più acuta dell’emergenza covid. In attesa dei rinnovi contrattuali, abbiamo emanato linee guida per le Amministrazioni, concordate con i sindacati e approvate in Conferenza unificata, che stabiliscono le condizioni alle quali lo Smart working deve essere ancorato: l’accordo individuale con il lavoratore, la prevalenza della presenza, la garanzia dell’invarianza dei servizi resi agli utenti. Nel nuovo contratto per il comparto funzioni centrali, apripista per tutti gli altri, si è prevista la tutela del diritto alla disconnessione, alla formazione specifica e alla protezione dei dati personali. Si sono stabilite, poi, le fasce di contattabilità e il regime dei permessi e delle assenze. In sintesi: abbiamo trasformato uno strumento improvvisato in una modalità regolata, intelligente e flessibile di organizzazione del lavoro, rispettosa dei diritti dei lavoratori e degli utenti. Un modello anche per il privato. Tenendo sempre presente che la Pa non esiste per sé, ma per fornire servizi efficienti a cittadini e imprese.

Possiamo contare su un ‘futuro migliore’ della Pa?

Dobbiamo. Politiche pubbliche efficaci e un mercato efficiente di beni e servizi pubblici sono l’architrave di un sistema economico e sociale ben funzionante. Una Pa dotata di infrastrutture e servizi moderni, interoperabili e sicuri, con procedure semplificate e un capitale umano più formato e adeguatamente retribuito, è in grado di governare e sostenere i processi di digitalizzazione e transizione ecologica. La Pa può essere davvero il catalizzatore del cambiamento dell’Italia nei prossimi cinque anni, in grado anche di contrastare le disuguaglianze generazionali, sociali e territoriali e di ascoltare le esigenze di famiglie, imprese e territori. Il vettore di un Paese più giusto, efficiente e inclusivo, che non lasci indietro nessuno. Oggi è un sogno a portata di mano.