Intervista a Marco De Giorgi sulla performance

II Consigliere Marco De Giorgi, Direttore generale dell’Ufficio per la valutazione della performance, risponde alle domande della Redazione.

                                                       * * *
Cominciamo con la valutazione della performance, al centro del suo Ufficio. Che cosa significa per voi e, soprattutto, ci può indicare il valore che ha per i cittadini e per i dipendenti pubblici?  

La valutazione della “performance” per noi significa spostare l’attenzione dalle procedure amministrative ai risultati che gli enti pubblici producono. Essa ha valore tanto per i cittadini quanto per i dipendenti pubblici. Per i cittadini, la reale legittimazione dei pubblici uffici non risiede nella legge che li istituisce, ma nel valore che essi producono per la collettività e per il Paese. Questo valore si può valutare. La sua misurazione è naturalmente più difficile rispetto alla misurazione del valore creato dalle aziende private, per le quali il parametro di riferimento è il mercato. L’attività centrale del nostro Ufficio è promuovere nelle pubbliche amministrazioni le attività necessarie per misurare e valutare l’utilità sociale dei beni e servizi prodotti. In questa prospettiva, la pubblica amministrazione non è solo un apparato esecutivo. E’ uno strumento per soddisfare i diritti fondamentali dei cittadini nelle scuole, negli ospedali, nei tribunali. Per quanto riguarda i dipendenti pubblici, la difficile sfida nella quale siamo impegnati è promuovere il cambiamento nelle pubbliche amministrazioni del nostro Paese. E’ importante restituire valore e dignità professionale a chi, onestamente, si impegna negli uffici ogni giorno per rispondere alle esigenze delle persone. Preciso che si utilizza il termine “ciclo della performance” perché la valutazione di come ha lavorato un’amministrazione nel corso dell’anno serve ad orientare le decisioni da assumere nell’anno successivo. Ciò al fine di migliorare la qualità dell’azione pubblica e di risparmiare risorse, tagliando dove è opportuno e investendo dove è necessario.

Con la recente riorganizzazione del Dipartimento e il nuovo regolamento sulla performance, quali sono le azioni più significative che prevede di mettere in campo?

L’Ufficio Valutazione della Performance è operativo solo da pochi mesi. E’ stato creato per svolgere le funzioni che ci sono state recentemente trasferite dall’Autorità Nazionale per l’Anticorruzione (ANAC). Lo stesso Regolamento che disciplina il trasferimento di competenze  definisce anche i principi che orienteranno la nostra azione. Le prime iniziative sono state definite alla luce delle lezioni tratte dall’esperienza che ci ha preceduto. Mi riferisco ai primi anni di attuazione della cd. riforma Brunetta quando, nell’introduzione del ciclo di gestione della performance, ha prevalso una logica di adempimento formale. Stiamo lavorando, quindi, per semplificare adempimenti e per formulare indirizzi più mirati alle diverse tipologie di amministrazioni. Abbiamo stipulato, di recente, un Protocollo di intesa con la Ragioneria Generale dello Stato, per favorire l’integrazione del ciclo della performance con la recente riforma del bilancio dello Stato. La valutazione della performance deve andare di pari passo con la destinazione delle risorse, sempre più scarse. Per evitare la riproposizione di modelli astratti, siamo particolarmente attenti al confronto esterno. Infatti abbiamo incontrato tutti i rappresentanti degli Organismo Indipendente di Valutazione (OIV). Infine, stiamo definendo alcune iniziative sperimentali per calare la nostra azione nella realtà concreta degli uffici pubblici. Li accompagneremo in un percorso di miglioramento, graduale ma continuo.

Da febbraio 2016 è online il Portale sulla performance delle PA performance.gov.it che sostituisce il Portale della trasparenza. Quali sono le differenze e le integrazioni in relazione agli adempimenti delle PA?

Il nuovo Portale della performance è uno degli strumenti nei quali crediamo molto per aiutare i cittadini a comprendere meglio cosa fanno le pubbliche amministrazioni e come funzionano. Tale esposizione non risponde solo a una dovuta trasparenza, ma è volta anche a stimolare il confronto fra amministrazioni simili, innescando una forma di sana competizione. La valutazione più efficace è quella svolta direttamente dagli utenti e dagli stakeholder dell’amministrazione. Più che valutare, intendiamo quindi rendere valutabile l’azione pubblica. Da questo punto di vista, la tecnologia del Portale è una formidabile opportunità. Rispetto al Portale della trasparenza, abbiamo in progetto di potenziarne le funzionalità, sviluppando modalità di pubblicazione di insiemi di dati strutturati e collegati in modo tale da poter essere interrogati dagli utenti in modalità diverse e intuitive l’interoperabilità semantica attraverso i linked open data. Inoltre promuoveremo una vera e propria comunità di pratica sulla gestione della performance. Il Portale rappresenta poi l’interfaccia dell’Ufficio con l’esterno. E’ lo strumento d’attuazione di alcune sue competenze fondamentali: la gestione dell’Elenco nazionale degli OIV, la promozione della Rete Nazionale di Valutazione esterna e la realizzazione di iniziative di formazione online. Infine, servirà a semplificare gli adempimenti richiesti alle amministrazioni pubbliche e a ridurne l’onere. Al tempo stesso faciliterà, attraverso appositi cruscotti informativi, la fruibilità dei dati pubblicati con immagini, diagrammi, grafici, ecc.

Forse saprà che come redazione del Dipartimento siamo impegnati, anche con questa intervista, a rendere altamente “leggibili” (1) i contenuti del sito. Ci promette di rivolgere una particolare attenzione alla sezione tematica sulla performance per una comunicazione più chiara ed efficace?

Certamente, la comunicazione efficace rientra pienamente nel concetto di performance a cui ho fatto riferimento prima. Serve un confronto aperto e una valutazione pubblica e partecipata. La fruibilità dell’informazione e la chiarezza dei testi sono del resto la caratteristica qualificante del nostro Portale. L’utenza potenziale della sezione tematica del sito puó avere minore familiarità, rispetto all'utenza del Portale, con i complessi temi della performance. Perciò rivolgeremo la massima attenzione alla costruzione di contenuti chiari e leggibili. L’efficacia della comunicazione si misura sulla qualità e quantità  dei contenuti che si riesce effettivamente a trasmettere agli utenti del sito. Solo se riusciremo ad essere chiari ed interessanti, diffonderemo, anche nella cittadinanza, la cultura di un'amministrazione orientata ai risultati. 

Una curiosità di carattere personale, ma non solo. Lei è stato direttore generale presso l’Ufficio nazionale anti discriminazioni razziali (UNAR) dal 2004 al 2008. Ci può dire qualcosa sul significato di questa esperienza?

Mi sono occupato per anni di pari opportunità e tutela dei diritti delle persone che presentano tratti di diversità, dal genere alla religione, dall'origine etnica fino all'orientamento sessuale. Anche lì si è trattato, in primo luogo, di affrontare una sfida culturale che abbattesse stereotipi e pregiudizi molto diffusi nel sentire comuneCompito del mio Ufficio era proprio mettere a punto strategie di prevenzione volte a  contrastare quei luoghi comuni che generano  discriminazione e violenza nei confronti di chi è diverso. Si tratta di far capire che la diversità delle persone non è un ostacolo per la convivenza ma una risorsa da valorizzare. Per questo abbiamo promosso, con l’aiuto di fondi europei, sperimentazioni di gestione della diversità nei luoghi di lavoro, pubblici e privati, con buoni risultati. Anche in questo campo, credo che la pubblica amministrazione debba essere un esempio virtuoso. Deve essere un modello di inclusione sociale che non lascia indietro nessuno. Un luogo sicuro che includa tutti e che sia al riparo da ogni forma di discriminazione. Esiste per questo una Direttiva interministeriale rivolta a tutti gli uffici pubblici per la promozione delle pari opportunità. Queste non devono essere intese solo come parità di genere fra uomo e donna, ma come valorizzazione di tutte le forme di diversità.

Per chiudere, una piccola provocazione. Se le esperienze precedenti di gestione della performance sono state critiche, perché adesso dovrebbe andare meglio?

La ringrazio per questa provocazione, perché ci consente di affrontare una sfida molto attuale  in quanto la materia è circondata da un certo scetticismo. In primo luogo, pur con le sue criticità, l’esperienza precedente è stata utile per diffondere una cultura della valutazione della performance di cui prima neppure si parlava nella pubblica amministrazione. Non dobbiamo quindi partire da zero, ma dobbiamo promuovere e consolidare un processo che, sia pure faticosamente, si è già avviato. In secondo luogo, il passaggio di competenze da un’agenzia indipendente (prima CIVIT, poi ANAC) al Governo riflette la volontà di un maggior presidio del tema. Esso è parte integrante delle politiche del Dipartimento della funzione pubblica e del Governo stesso. E’ ormai maturata e diffusa la consapevolezza che la condizione indispensabile per contenere la spesa pubblica è l’aumento dell’efficienza e della produttività del settore pubblico. Questo può migliorare la competitività del sistema, rafforzare i diritti di cittadinanza e consentire a persone e imprese di funzionare meglio in base alle proprie libere scelte. Tuttavia, i concetti stessi di efficienza e produttività presuppongono capacità di misurare e valutare. Il rafforzamento di questa capacità  è la missione stessa dell’Ufficio.
-------------------------
(1) Segnaliamo che iI testo di questa intervista è passato al vaglio del programma Corrige.it con il quale si determina il valore di leggibilità di un testo, calcolato con l’Indice Gulpease. Tale valore è risultato corrispondente alla categoria “facile da leggere” (che va da 40 a 70) per il livello di scolarizzazione medio-superiore. (Nota della Redazione)

 

Data di pubblicazione: 07 Novembre 2016