La Stampa - Francesca Schianchi

«Aumenti solo per i redditi bassi. Cancelleremo migliaia di partecipate»

30 Luglio 2016

Più soldi per il rinnovo dei contratti statali, accorpamento della Forestale ai carabinieri, via libera allo “sblocca cantieri”. Quattro decreti attuativi della riforma della Pubblica amministrazione sono stati approvati ieri l’altro: «Non lasceremo scadere nessun decreto», promette il ministro Marianna Madia, annunciando una delle prossime norme in arrivo, entro la fine di agosto: «Taglieremo migliaia di partecipate».

Quante, ministro?
Non è possibile fare un calcolo, ma saranno certamente liberate molte risorse per servizi ai cittadini. E’ un testo complesso, che ha resistito alle pressioni che sapevamo ci sarebbero state: imporrà sanzioni per le amministrazioni che non procedono alla chiusura, e poteri sostitutivi al ministero dell’Economia.

Le partecipate sono tra le 7 e 8 mila: quali saranno chiuse? 
Quelle che hanno meno dipendenti che membri nel Cda, quelle con fatturato sotto il milione di euro, quelle che duplicano funzioni, o inattive, o malgestite – con quattro bilanci in rosso su cinque – o che si occupano di oggetti chiaramente fuori dall’interesse pubblico. Ci saranno sei mesi di tempo per la ricognizione e sei per la chiusura.

Questa norma arriverà in agosto: intanto avete appena annunciato più soldi dei 300 milioni previsti per i contratti del pubblico impiego. Quanto di più? 
Ho visto i sindacati nei giorni scorsi e ci siamo dati appuntamento per la metà di settembre: in quell’occasione discuteremo le priorità, e poi decideremo i fondi aggiuntivi.

Li quantificherete in sede di legge di stabilità? 
Sì, insieme al ministro dell’Economia, a seconda delle priorità del governo. Ma mi sembra già un’ottima notizia che ci saranno, non era scontato.

Come ogni legge di stabilità ci sarà l’assalto dei ministri al collega dell’Economia per ottenere risorse per il proprio dicastero. Lei quanti soldi chiederà per questa partita? 
Questa è un’impostazione che ho sempre evitato: mi sembra un rituale da vecchia politica quello di fare una richiesta sapendo che si chiude a meno, ma potendo dire «ci ho provato». La riapertura di contratti fermi da sette anni è una priorità non solo mia, ma di tutto il governo, si deciderà insieme.

Resta fermo il principio di un aiuto prima ai dipendenti con redditi più bassi? 
Usciamo da sette anni di crisi pesante: come in una famiglia, ha diritto prima chi ha sofferto di più. Come ho già detto, se non ci sono risorse sufficienti per tutti, chi guadagna 200 mila euro può aspettare.

Può dare una soglia sotto la quale si applicherà l’aumento? 
No, se io dessi ora la soglia non avrebbe senso la contrattazione coi sindacati.

A proposito di 200 mila euro: che impressione le fanno i maxi-stipendi in Rai? 
Ognuno si deve assumere le sue responsabilità. Noi, come governo, abbiamo fatto due cose chiare: stabilito un tetto di 240mila euro e inserito un criterio di trasparenza che permette il controllo sociale.

Riguardo al contratto degli statali, Renzi ha anche detto che «sarà premiato solo chi lavora». Cosa significa? 
Si parla sempre di lavoratori che sbagliano e che, con le norme che c’erano, non venivano sanzionati. Ma tra i dipendenti pubblici sono in tanti a fare bene: ci aiutino i sindacati a individuare una valutazione che riconosca la loro dedizione, in modo che la parte variabile dello stipendio sia assegnata secondo il merito.

Non è una novità: già la riforma Brunetta istituiva fasce di merito… 
Sì, ma sarebbero da applicare per la prima volta ora, allo sblocco del contratto. Ci chiediamo però se non siano eccessivamente rigide e quindi astratte: potremmo cambiarle nel Testo unico del pubblico impiego, che dobbiamo presentare entro febbraio.

Ministro, dopo il rifiuto della concertazione e le tensioni del passato, ora questo governo sembra più disponibile verso i sindacati: è così? 
Questa lunga crisi ha lasciato conseguenze violente: c’è un’urgenza tale che, l’ho detto anche ai sindacati, la ritualità va messa da parte. Se hanno buone idee me le dicano e mettiamole in pratica velocemente, ma l’approccio deve essere concreto, non di rito.

Promettendo più soldi per i contratti non è che state cercando di recuperare appeal elettorale? 
Se si prendono le dichiarazioni mie e di Renzi da quando siamo al governo abbiamo sempre detto le stesse cose: il blocco dei contratti è patologico, li sbloccheremo non appena si vedrà un percorso di uscita dalla crisi. Ora il Pil va meglio, l’occupazione pure: stiamo solo mantenendo gli impegni.