Procedimenti disciplinari

04 Agosto 2017

Chi truffa sulle presenze in entrata o direttamente o per interposta persona, se colto in flagranza di reato, sarà subito sospeso e sarà contestualmente avviato l’iter per il licenziamento che dovrà concludersi entro 30 giorni.

E’ quanto previsto dal decreto sui procedimenti disciplinari attuativo dell’art. 17 della legge delega di riforma della pubblica amministrazione, approvato in via preliminare dal Consiglio dei ministri del 20 gennaio 2016 e in via definitiva dal Consiglio dei ministri del 15 giugno 2016 dopo aver raccolto il parere favorevole delle commissioni parlamentari, della Conferenza unificata e del Consiglio di Stato. Il dipendente colto a truffare sulle presenze sarà subito sospeso in via cautelare e contemporaneamente gli verrà contestato l'addebito con la segnalazione all’ufficio competente per l’avvio della procedura di licenziamento. Inoltre la procura regionale della Corte dei Conti potrà procedere per danno d’immagine contro il dipendente che potrebbe essere chiamato a risarcire un danno non inferiore a sei mensilità dell’ultimo stipendio dovuto, cui si sommano interessi e spese di giustizia. Il dirigente che non attiverà il procedimento disciplinare potrà essere a sua volta licenziato e sarà segnalato all'autorità giudiziaria che valuterà se contestare il reato di omissione in atti d’ufficio.

A seguito della sentenza n. 251/2016 della Corte Costituzionale, che pur ha confermato che i decreti legislativi oggetto della pronuncia rimangono comunque validi e in vigore, il Consiglio di Stato, con parere n. 83  del 17 gennaio 2017, ha indicato il percorso da seguire per la correzione dei decreti nella direzione indicata dalla Consulta, confermando la vigenza delle norme emanate. In ragione di ciò è stato emanato dal Consiglio dei ministri, il 17 febbraio 2017, un intervento integrativo e correttivo del testo entrato in vigore il 13 luglio 2016. Dopo aver raccolto l’intesa in sede di conferenza unificata e con i pareri favorevoli del Consiglio di Stato e delle commissioni parlamentari, il decreto correttivo  è stato successivamente approvato, in via definitiva, dal Consiglio dei ministri il 10 luglio 2017. 
Di seguito le principali modifiche e integrazioni.
La denuncia da parte dell’amministrazione al Pubblico Ministero e alla Corte dei conti per il danno di immagine avviene entro venti giorni dall’avvio del procedimento disciplinare. L’azione da parte della Procura della Corte dei conti avviene entro centocinquanta giorni dal ricevimento della denuncia. La motivazione per questo differimento di tempi, rispetto al decreto originario, è assicurare una maggiore certezza e una netta separazione tra il procedimento disciplinare in carico all’amministrazione e i procedimenti penale ed erariale in carico alle procure e alla Corte dei conti.
I procedimenti di sospensione dello stipendio, di convocazione del dipendente alla commissione disciplinare e di conclusione del procedimento sono comunicati all’Ispettorato della Funzione Pubblica entro venti giorni dalla loro adozione.
Tutti gli effetti intervenuti tra l’entrata in vigore del testo originario e quelli del correttivo sono fatti salvi.