Il Messaggero - Sonia Ricci

Basta una mail per sapere tutto dalla PA. Sud meglio del Nord sulla trasparenza

06 Agosto 2017

Gli uffici pubblici fanno un passo avanti in tema di trasparenza. Con una email è infatti possibile conoscere quanto ammonta la spesa per la carta in un comune, la diffusione dei vaccini in una regione o il numero di unioni civili che si sono celebrate nella propria città da quando è stata approvata la legge Cirinnà. Cosa succede? Dopo la lenta partenza dei primi mesi, la legge Madia sulla trasparenza ha portato dei risultati. I numeri sono ancora limitati, ma diverse amministrazioni dello Stato e degli enti territoriali iniziano a rispondere ai cittadini.

Il percorso
Le nuove regole sono entrate a regime sette mesi fa e dagli addetti ai lavori sono conosciute come Foia, acronimo anglosassone che sta per Freedom of information act. Un cambio di prospettiva è più facile a dirsi che a farsi, soprattutto per un paese pieno di burocrazia come il nostro, ma i numeri raccolti da Funzione pubblica e Formez - che il Messaggero è in grado di anticipare - mostrano che qualcosa si muove. Con le nuove regole, fortemente volute dalla ministra Marianna Madia, è possibile accedere a una importante mole di dati e informazioni detenuti dalla Pa: si va dai documenti sulla sicurezza nelle scuole alle presenze durante i consigli comunali e regionali dei rappresentanti politici, dal catalogo dei regali donati a Palazzo Chigi alle informazioni sui consumi, i costi e la dispersione dell’acqua nelle zone a rischio crisi idrica. Il paradosso è che gli uffici del Mezzogiorno questa volta non si fanno lasciare indietro: i dati mostrano che i capoluoghi del Sud rispondono alle richieste di cittadini e associazioni di più rispetto a quelli del Nord. Insomma, su scala europea eravamo tra gli ultimi, ora stiamo migliorando.
Nonostante i nuovi dati, però, alcune amministrazioni continuano a fare orecchie da mercante, in particolare ospedali, Asl, prefetture e ministeri, così come rilevato nei mesi scorsi dal monitoraggio dell'associazione di Diritto Di Sapere.
I nuovi dati del ministero della Pa mostrano che nei primi sei mesi di rodaggio della legge sulla trasparenza gli uffici più piccoli, sparsi su tutto il territorio nazionale, hanno ricevuto quasi mille richieste, precisamente 948. Mentre ai ministeri e al resto della Pa centrale ne sono state indirizzate 498. Non sono grandi numeri, ma rispetto al passato segnano un cambiamento, soprattutto se si guarda nel dettaglio al numero delle istanze evase e accolte: le Pa locali hanno risposto entro un mese (termine introdotto dalla legge Madia) nel 95,4% dei casi, i ministeri il 94%. «Il Foia, come molte norme di riforma della Pa - spiega la stessa ministra - necessita di tempo prima di poter avere una completa e omogenea attuazione». Nei Comuni più grandi, tra capoluoghi e città metropolitane come Roma, Milano e Napoli, le percentuali sono considerevoli: le prime, come detto, sono le realtà del Sud con il 99,3% di istanze accolte; al Nord 96,6%; rimangono un po’ più indietro i grandi enti locali del Centro con un tasso di risposta al 92,1% e con un tasso di rigetto del 5,3%.
Nei ministeri la situazione è più variegata. Facendo riferimento alle domande arrivate tra la fine di marzo e la fine di maggio gli uffici del Tesoro sono quelli che hanno ricevuto più richieste di accesso civico: 77 su un totale di 248 (di cui 221 trattate). Alla fine dell’iter quasi otto su dieci sono andate a buon fine. A Palazzo Chigi, invece, hanno bussato alla porta in 27 casi: nel 77% dei casi la risposta è stata positiva.

Il dialogo
Nonostante la lista delle eccezioni da tenere riservate, sembrerebbe che le amministrazioni si stanno muovendo sul solco delle nuove regole. Certo è che al momento è difficile dare un giudizio oggettivo sui nuovi dati perché il confronto può essere fatto solo numeri riferiti alle vecchie regole, più restrittive rispetto a quelle introdotte con la riforma Pa. «Da questi numeri - dice la ministra - si evincono due dati fondamentali: il primo è che lo strumento comincia a diffondersi e ad essere utilizzato». Nel caso dei ministeri il tasso di risposta tra un trimestre e l’altro è migliorato del 40%. «L'altro - spiega ancora Madia - è che le amministrazioni seppur tra luci e ombre cominciano a prendere dimestichezza con i meccanismi delle nuove norme».