
Nasce a Casale Monferrato (Alessandria) il 20 agosto 1854. Dopo
gli studi superiori presso l'Istituto industriale di Bologna, nel
1877 si laurea in Ingegneria civile presso la Scuola d'applicazione
per ingegneri di Torino. Specializzatosi in Inghilterra come
montatore di macchine a vapore, viene assunto nel 1880 dalla
Società ferroviaria dell'Alta Italia come responsabile della
manutenzione dei propri impianti di segnalamento e sicurezza Saxby
a leve e trasmissione rigida. Nel 1885 passa alla Società italiana
per le strade ferrate del Mediterraneo, una delle tre imprese
private che hanno in concessione l'esercizio delle reti ferroviarie
italiane (Mediterranea, Adriatica e Sicula). In questo periodo
realizza a cura della ditta Servettaz di Savona il primo "Sistema
di comando e controllo idrodinamico per il controllo centralizzato
di scambi e segnali", per il quale già nel 1883 ha presentato
all'Ufficio delle privative industriali di Milano la richiesta di
concessione del brevetto. La sua invenzione - inaugurata nel 1886
ad Abbiategrasso - consente una maggiore sicurezza nella
circolazione dei treni e un notevole risparmio di forze da parte
dei manovratori. Si diffonde quindi rapidamente sia in Italia che
all'estero, trovando applicazione anche in ambiti non ferroviari,
come ad esempio alla Tower Bridge di Londra (dove viene applicata
nel meccanismo di manovra del ponte). Con la nazionalizzazione
ferroviaria e la creazione dell'Amministrazione delle Ferrovie
dello Stato (Legge n. 137 del 22 aprile 1905) è chiamato ad
assumere la direzione generale della nuova azienda di Stato. Unire,
uniformare e coordinare le reti preesistenti sotto un'unica
gestione amministrativa e tecnica; incrementare e adeguare mezzi e
attrezzature alla necessità dei traffici; amalgamare una massa
notevole di personale distribuita su tutto il territorio nazionale:
sono questi gli obiettivi principali che si propone di conseguire.
Ottimizza pertanto la distribuzione territoriale del materiale
rotabile e affida la fornitura di nuove locomotive a industrie
nazionali (Breda, Ansaldo, ecc.), acquistandone tuttavia in parte
anche da fabbriche inglesi e tedesche per coprire le necessità più
urgenti. Inoltre migliora le carrozze passeggeri facendole
costruire a porte multiple, dotandole di illuminazione e
riscaldamento. Contemporaneamente avvia un piano quinquennale
(1906-1911) di elettrificazione a corrente alternata trifase sulle
linee liguri e piemontesi per sveltire il traffico merci interno e
verso l'estero, facendo anche realizzare centrali idroelettriche
per implementare l'approvvigionamento di energia elettrica per la
trazione ferroviaria. Sotto la sua direzione vengono infine
impostati e realizzati piani per la costruzione di grandi scali
ferroviari e ampliate le stazioni nelle città principali (quella di
Trastevere a Roma viene ultimata nel 1911). Per poter procedere in
tal senso si avvale dei poteri assicurati dalla legge alla sua
carica di direttore generale e in breve tempo organizza un'azienda
pubblica dotata di larga autonomia, amministrativa e finanziaria,
con un proprio bilancio non soggetto ai normali controlli da parte
dello Stato. La questione dell'autonomia dell'azienda, del
controllo sulla sua gestione e dei suoi rapporti con le altre
amministrazioni dello Stato diventa però subito oggetto di
discussioni e di polemiche in Parlamento e sulla stampa. A questo
si aggiungono presto i suoi rapporti conflittuali con le forti
organizzazioni sindacali ferroviarie di tendenza socialista:
sebbene affronti fin dall'inizio i problemi del personale avviando
una riorganizzazione delle gerarchie, delle funzioni e delle
retribuzioni, viene accusato di eccessivo rigore personale
nell'applicazione delle regole disciplinari (in particolare durante
lo sciopero generale del 1907). Venutogli meno l'appoggio di
Giovanni Giolitti e criticato per l'inefficienza dimostrata nelle
operazioni di soccorso e nel ripristino del servizio ferroviario
danneggiato dal terremoto in Abruzzo, il 24 gennaio 1915 decide di
dimettersi dall'incarico in polemica con il capo del governo
Antonio Salandra. Negli anni della Grande guerra viene comunque
nominato Commissario generale per i carboni (con l'incarico di
coordinare la distribuzione del combustibile in base alle esigenze
belliche e della collettività) e il 16 giugno 1917 diventa titolare
del nuovo Ministero dei Trasporti marittimi e ferroviari. Nel
maggio 1918 si decide tuttavia a rassegnare le dimissioni a causa
dei suoi contrasti con il ministro del Tesoro Francesco Saverio
Nitti, intenzionato a utilizzare solo l'industria nazionale per le
forniture di combustibile e carri. Senatore del Regno dal 1917, è
stato anche presidente della Commissione Finanze e segretario della
Commissione di vigilanza sull'amministrazione ferroviaria. Muore a
Torino il 4 novembre 1936.