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Presidenza del Consiglio dei Ministri
Ministro per la semplificazione e la pubblica amministrazione

Il centocinquantenario dell'Unità d'Italia

Lionello Levi Sandri

Lionello Levi Sandri

Nasce a Milano il 5 ottobre 1910. Si laurea in Giurisprudenza all'Università di Milano nel luglio del 1932 con una tesi in diritto pubblico della quale è relatore quell'Oreste Ranelletti che avrebbe esercitato una grande influenza nella sua formazione. Poco dopo vince una borsa di studio presso il Collegio giuridico di Pisa, dove si trasferisce per frequentare un corso di perfezionamento in scienze giuridiche. Diventa così allievo di Guido Zanobini, sotto la cui guida tiene i primi corsi presso la Scuola Normale. Alla fine del 1933 vince il concorso per entrare all'Ispettorato corporativo di Milano e nel 1937 si trasferisce a Roma per lavorare al Ministero delle Corporazioni. Nel frattempo riesce a imporsi all'attenzione della comunità scientifica con i suoi studi, a tal punto da ottenere la libera docenza nel 1940. Richiamato alle armi all'inizio della Seconda guerra mondiale, con la caduta del fascismo combatte nella brigata partigiana (poi divisione) "Tito Speri" delle formazioni Fiamme verdi in Valle Camonica. Per questa sua valorosa attività riceve la medaglia d'argento al valor militare. Nell'ottobre 1945 riprende la sua attività presso il Ministero del Lavoro e della Previdenza sociale. Dal luglio 1946 al maggio 1948 ricopre l'incarico di capo gabinetto dei ministri Ludovico D'Aragona, Giuseppe Romita e Amintore Fanfani. Nell'ottobre 1949 è capo gabinetto del ministro delegato per la Cooperazione economica europea Roberto Tremelloni e dal 1954 al 1957 ricopre lo stesso ruolo con il ministro del Lavoro Ezio Vigorelli. Delegato alla conferenza preparatoria del piano Marshall (tenutasi a Parigi nel 1947), il 1 giugno 1948 viene nominato consigliere di Stato e destinato a svolgere le proprie funzioni presso diverse sezioni, tra cui nel 1949 la Sezione speciale per l'epurazione. Avvicinatosi nel frattempo alla politica, si iscrive al Psiup e dal 1946 al 1951 è consigliere comunale a Brescia. Dopo aver aderito al Psdi di Saragat, negli anni successivi farà parte del comitato centrale e della direzione del Psi. Professore incaricato di Diritto del lavoro all'Università di Roma dal 1954 al 1961, nei suoi studi si rivela precursore di importanti temi destinati a divenire di lì a poco di grande attualità, quali il complesso rapporto fra l'innovazione tecnologica e la sicurezza sociale. Dal 1961 al 1970 ricopre l'incarico prima di commissario e poi di vicepresidente delle commissioni Hallstein e Rey della Comunità europea, occupandosi dei settori "affari sociali", "mercato interno" e "personale e amministrazione". Diventa inoltre presidente del Fondo sociale europeo, del Comitato per la libera circolazione dei lavoratori, del Comitato per la formazione professionale e dell'Organo permanente per la sicurezza del lavoro nelle miniere di carbone. Nel corso della sua attività resta fermamente convinto della necessità di realizzare l'unità europea non solo sul piano economico ma anche su quello politico. Tornato da Bruxelles riprende il suo lavoro al Consiglio di Stato, prima come presidente di sezione e poi, dal 14 settembre 1979, come presidente del Consiglio di Stato (carica che mantiene fino al 6 ottobre 1980). Il 25 febbraio 1981 gli verrà inoltre conferito il titolo onorifico di presidente emerito del Consiglio di Stato. Fino al 1974 continua a insegnare presso le Facoltà di Giurisprudenza e di Economia e commercio all'Università di Roma. Nel frattempo ricopre numerosi incarichi in enti, istituti e associazioni. Tra l'altro, è vicepresidente dell'Istituto europeo di sicurezza sociale, membro del consiglio direttivo dell'Associazione italiana giuristi e della Società italiana per l'organizzazione internazionale, presidente della Federazione italiana volontari della libertà, membro del consiglio di amministrazione dell'Azienda autonoma delle Ferrovie dello Stato (fra il 1975 e il 1977). Viene inoltre insignito di numerose onorificenze, sia in Italia che all'estero. Quando ha ormai concluso la sua carriera di magistrato, il presidente del Consiglio dei ministri Arnaldo Forlani gli affida nel 1981 il delicato incarico di svolgere un'indagine conoscitiva sulla Loggia P2. E' stato autore di numerosi studi in materia di diritto del lavoro, diritto della sicurezza sociale, diritto amministrativo e diritto sanitario. Nel 1983 esce la tredicesima edizione del suo manuale di "Istituzioni di legislazione sociale", pubblicato nel 1942. Nello stesso anno pubblica "Il giallo della regìa", racconto a sfondo storico del primo grande scandalo dell'Italia unita. Muore a Roma l'11 aprile 1991.

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