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Presidenza del Consiglio dei Ministri
Ministro per la pubblica amministrazione e la semplificazione

Il centocinquantenario dell'Unità d'Italia

Ruggiero Bonghi

Ruggero BonghiNasce a Na­poli il 21 marzo 1826 dall'avvocato Luigi e da Carolina de Curtis. A vent'anni inizia a pubblicare testi di filosofia (in particolare sul platonismo) e nel biennio 1846-48 si impegna insieme ad altri giovani intellettuali in una campagna di petizioni, pubblicazioni, istruzioni e delegazioni provenienti dai settori progressisti della borghesia partenopea per attirare il Regno borbonico in un vasto processo federalista, sulla base delle speranze provocate dai primi anni di regno di papa Pio IX. Perseguitato per le sue idee liberali, all'inizio del 1848 scrive a Napoli una petizione - sottoscritta da molti patrioti - per invitare Ferdinando II di Borbone a concedere la Costituzione. Segretario della delegazione inviata dal primo ministro Carlo Troja per trattare nelle principali capitali italiane la realizzazione di una Lega italiana, dopo il fallimento della missione rimane comunque a Roma fino all'agosto del 1848, incontrando Vincenzo Gioberti e collaborando al periodico liberale "Contemporaneo". Trasferitosi a Firenze, frequenta il gabinetto Vieusseux e conosce Silvio Spaventa ma presto viene raggiunto dagli strali del governo borbonico, che nel 1850 ottiene il suo allontanamento dalla Toscana. Trova definitiva sistemazione in Piemonte, dal quale si allontana tra il 1851 e il 1852 per un viaggio a Parigi e successivamente a Londra. Tornato in Piemonte, soggiorna a tra Torino e Stresa, ospite di famiglie nobili e liberali, frequentando Antonio Rosmini e Alessandro Manzoni. Convertitosi nel frattempo all'ideale unitario (che a suo avviso non deve andar disgiunto, nella sua pratica attuazione, da un grande afflato morale e religioso), aderisce alla Destra storica, nella quale però mantiene una notevole indipendenza di giudizio. Docente di Logica all'Università di Pavia, il 25 marzo 1860 viene eletto deputato al Parlamento subalpino. Vicesindaco di Napoli dopo l'arrivo di Garibaldi, è rieletto deputato nella prima Camera del Regno unitario e trascorre i successivi dieci anni alternando gli impegni parlamentari con quelli universitari. Dopo essere stato nominato il 15 ottobre 1865 membro del Consiglio superiore della Pubblica Istruzione, nel 1866 assume a Milano la direzione della "Perseveranza" e collabora a diverse altre riviste, tra cui "Il Politecnico" e "La Nuova Antologia". Ministro della Pubblica Istruzione nell'ultimo governo della Destra Storica (fine 1874 - marzo 1876), aggiorna i programmi e gli esami della scuola media e tenta di elevare la condi­zione dei maestri elementari, istituendo per i loro orfani il collegio "Principe di Napoli" ad Assisi. Gli si devono fra l'altro l'istituzione del Bollettino Ufficiale della Pubblica Istruzione, il riordino dell'Accademia dei Lincei, la creazione della Biblioteca Nazionale "Vittorio Emanuele" e l'istituzione della Direzione Generale degli scavi e dei musei. Nel marzo 1876 torna temporaneamente all'inse­gnamento e viene nominato membro straordinario del Consiglio su­periore della Pubblica Istruzione. Rieletto più volte alla Camera e abbandonato ormai l'insegnamento, diventa membro di numerosi istituti culturali. Presidente (dal 1884) dell'Associazione della Stampa e (dal 1889) della Società Dante Alighieri, è socio dell'Accademia Reale di Torino, dell'Istituto lombardo di scienze e lettere, dell'Istituto veneto, dell'Accademia Reale di Palermo, dell'Accademia della Crusca e della Società di Storia patria. Membro del Consiglio di Stato dal 1891 (dal quale Giovanni Giolitti cerca inutilmente di espellerlo perché reo di averlo duramente attaccato in Parlamento e sulla stampa), l'anno successivo viene eletto presidente della Reale Accademia musicale di Santa Cecilia. Muore a Torre del Greco (Napoli) il 22 ottobre del 1895.

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