Il Consiglio dei Ministri ha approvato oggi il regolamento che
disciplina l'Autorizzazione Unica Ambientale. Oggi gli imprenditori
sono costretti a fare il giro degli uffici per avere
un'autorizzazione ambientale, con questo provvedimento avranno un
solo interlocutore. Le nuove disposizioni avranno un notevole
impatto in termini di riduzione degli oneri burocratici. In questo
modo si liberano risorse per la crescita e la competitività. E' una
grande riforma a costo zero.
Di cosa si tratta
Situazione oggi.
Oggi le norme ambientali costringono le imprese a rivolgersi ad
amministrazioni diverse (Regioni, Province, Comuni, ARPA ecc.) per
ottenere le autorizzazioni ambientali necessarie all'attività
produttiva; il quadro è ulteriormente complicato dal fatto che
queste autorizzazioni hanno periodi di validità differenti.
La nuova Autorizzazione Unica Ambientale sostituisce fino a
sette procedure diverse (ad esempio: l'autorizzazione allo scarico
di acque reflue industriali, l'autorizzazione alle emissioni in
atmosfera, la documentazione previsionale di impatto acustico etc.
).
Basterà un'unica domanda da presentare per via telematica allo
Sportello Unico per le attività produttive (SUAP) per richiedere
l'unica autorizzazione necessaria. Le Regioni potranno estendere
ulteriormente il numero di atti compresi nell'AUA.
La certezza dei tempi è garantita: in caso di mancato rispetto
dei termini è previsto il ricorso ai poteri sostitutivi. Subentra
insomma una sorta di "commissario" della pubblica amministrazione,
il dirigente superiore avoca a sé il fascicolo ed emette il
provvedimento.
- Nessun problema per l'ambiente, costi
ridotti
Restano inalterati i necessari livelli di tutela ambientale ma
si riducono i costi: basti pensare che il costo complessivo annuo
per le piccole e medie imprese delle più importanti
autorizzazioni sostituite dall'AUA è stato stimato in oltre 1,3
miliardi di euro.
A tutte le PMI - categorie delle microimprese, delle piccole
imprese e delle medie imprese - che hanno meno di 250 occupati e un
fatturato annuo non superiore a 50 milioni di euro, oppure un
totale di bilancio annuo non superiore a 43 milioni di euro.
Alle imprese e ai gestori degli impianti che abbiano almeno due
dei seguenti titoli abilitativi come autorizzazione agli scarichi,
autorizzazione alle emissioni in atmosfera, impatto acustico,
comunicazione in materia di rifiuti ecc.
Ai progetti sottoposti alla valutazione di impatto ambientale
(VIA) laddove la normativa statale e regionale disponga che il
provvedimento di VIA comprende e sostituisce tutti gli atti di
assenso;
agli impianti soggetti alla disciplina dell'AIA -
l'autorizzazione di cui necessitano alcune aziende per uniformarsi
ai principi dettati dalla comunità europea - per i quali si
continua ad applicare la disciplina contenuta nel Codice
dell'ambiente.
venerdì 14 settembre 2012