Fatti separati dalle opinioni è la regola aurea del giornalismo
inglese. Ma fino al punto che le opinioni siano non fondate sui
fatti? Questo interrogativo, caro Direttore, mi ha suscitato
l'articolo di Di Vico, che, oltre che inesattezze contiene un tasso
di aggressività verbale che non ero solito rinvenire in un giornale
come il Corriere. I punti cui fa riferimento sono due:
licenziamento degli statali e norma "anti trombati" del ddl
anticorruzione.
Licenziamento degli statali. Detta così siamo già fuori tema: i
dipendenti pubblici sono già licenziabili per le cause previste
dalla legge (e non solo dai contratti, come per il privato) e
questo sistema, con buona pace per alcune richieste sindacali, è
destinato a rimanere perché vi è un interesse pubblico (art.97
Cost.): i doveri disciplinari dei pubblici sono più forti di quelli
dei privati e il pubblico che sbaglia deve pagare di più del
privato perché ha tradito la fiducia dei cittadini non solo del suo
datore. Il problema è rendere effettive e applicate quelle norme e
a questo stiamo lavorando, senza falsi annunci, finte riforme e
slogan da stadio, che forse guadagnano meglio i titoli dei giornali
ma che non dovrebbero essere cavalcati da autorevoli opinionisti.
Tema diverso è quello delle conseguenze del licenziamento
illegittimo, e, pur non pretendendo che chi parli studi prima, si
sappia che è un tema tecnicamente complicato. Due problemi: a) se è
il politico che licenzia il dirigente apicale, prevedere il solo
indennizzo significa consentire al politico di "fidelizzare" il
dirigente, tanto se lo licenzia illegittimamente il dirigente resta
fuori e Pantalone paga l'indennizzo: questo lo ha già notato la
Corte costituzionale, che nel 2008 ha annullato una legge regionale
che prevedeva l'alternativa; b) se un dirigente licenzia il
dipendente illegittimamente e prevediamo il solo indennizzo, delle
due l'una: o il dirigente è responsabile personalmente, e allora
addio licenziamenti; o lo esoneriamo dalla responsabilità e
riprende a pagare Pantalone. Questo è il problema che dovrà
affrontare il Consiglio dei ministri prima e il Parlamento poi; e
deriva da una differenza oggettiva tra datore di lavoro pubblico e
privato. Sul punto io studio,come è mia abitudine, senza pormi il
problema di "rappresentare dipendenti pubblici conservatori"(cosa
vorrà dire?).
Il paradosso è la norma "anti trombati". Allo scopo di
rafforzare l'impianto della prevenzione della corruzione in un
disegno di legge già pendente alla Camera, su cui in passato non mi
risulta che Di Vico si sia cimentato, istituisco un'autorevole
commissione di studio, organizzo un seminario di riflessione,
incontro l'OCSE, presento, come Governo, un corposo pacchetto di
emendamenti che prevedono piani anticorruzione, individuazione di
aree a rischio, rotazione dei dirigenti, trasparenza delle
procedure, e così via e mi sento dire, da uno che evidentemente
nemmeno si legge i lavori parlamentari, che sono "rappresentante di
ex politici a caccia di poltrone" perché ho accettato (da chi siede
in Parlamento, dove ancora si usa approvare le leggi) che il
divieto di incarichi dirigenziali per ex amministratori, che io,
come Governo, voglio introdurre, passi da tre anni (come avevo
proposto) a un anno? E dopo essermi occupato di tetti stipendiali e
di riduzione di auto blu e sprechi vari? Qui il problema non è
tecnicamente complesso e quindi non perdo il mio tempo a
spiegarlo.
Due notazioni finali (e personali): a) in questo Governo, e
nella mia vita professionale, non rappresento alcuna
"constituency", perché non devo essere eletto, e nemmeno letto:
finora mi sono limitato a contribuire al suo operato con il decreto
semplificazioni, seguendo i lavori sulle riforme e la spending; b)
non ho passato tutta la mia carriera tra scrivanie di capo di
gabinetto e di ufficio legislativo (ammesso che lavorare con
ministri del calibro di quelli con cui ho avuto l'onore di lavorare
sia un demerito), perché la mia carriera mi ha portato fare il
magistrato , anche in posizioni di prestigio, dopo aver superato
tre concorsi aperti al pubblico, di notevole difficoltà, l'ultimo
dei quali ha ispirato anche una novella di Pirandello. Che
consiglierei di leggere. Non sono uno che ripudia il merito per
cercare consenso, non foss'altro perché non mi è mai servito.
giovedì 7 giugno 2012