La Verità - Sarina Biraghi

Giulia Bongiorno: «Attenti statali fannulloni, sono già in azione i pool per i controlli a sorpresa»

23 luglio 2018

Bravura? Determinazione? Amore per l'impresa? Rigore? Buona preparazione professionale? Personalità tenace e pugnace? Giri sociali giusti? Chi lo sa, probabilmente un po' di tutto ciò, ma una cosa è sicura: la ragazzina avvocato che con gioia fuori dagli schemi esultava per l'assoluzione del suo imputato eccellente è diventata una donna tutta d'un pezzo, nota per le sue battaglie per le donne, con una vita privata top secret e con al collo l'immancabile ciondolo d'oro regalatole dalla madre: l'Ariete, il suo segno zodiacale. L'avvocato Giulia Bongiorno, palermitana, è passata dalle aule dei tribunali, dove ha difeso tra gli altri Giulio Andreotti, Vittorio Emanuele di Savoia, Francesco Totti e Raffaele Sollecito, al primo piano di Palazzo Vidoni a Roma per dirigere la più grande azienda italiana, il ministero della Pubblica amministrazione.

Una delle 5 donne al governo (erano 8 con Renzi, 6 con Gentiloni): la prima accusa della sinistra è che sono «troppo poche». Si poteva fare di più?
«Non è una gara basata solo sui numeri. Alle quote rosa preferisco quelle che io chiamo quote fucsia, una valorizzazione di genere ma legata al merito. Il mio auspicio è che ci siano sempre più donne di valore nelle istituzioni, ma se in questa fase sono stati ritenuti maggiormente meritevoli alcuni uomini non avrebbe avuto senso inserire donne solo per battere i numeri del precedente governo».

Si pensava che lei andasse alla Giustizia; una sconfitta per lei e per la Lega?
Visto che parla di sconfitta, provo a considerare la domanda in termini sportivi: quello della Pubblica amministrazione non è un ministero “di serie B".
Anzi, data l'importanza delle materie di cui sono chiamata a occuparmi, direi che merita non solo la serie A ma anche la Champions League. Basta leggere le deleghe conferitemi dal presidente del Consiglio: dalla digitalizzazione della pubblica amministrazione alla semplificazione amministrativa e normativa. Sono tematiche complesse e trasversali a tutti i ministeri».

Esponente di spicco di Futuro e libertà, quali sono le differenze tra il suo stare in An e la sua attuale collocazione nella Lega?
«Lascerei da parte le etichette e parlerei di obiettivi e valori. Ho sempre condiviso l'idea che la libertà è bellissima ma non deve trascendere in abusi, e che se i diritti sono irrinunciabili anche i doveri lo sono. La consapevolezza che esistono limiti precisi da non scavalcare - pena la degenerazione nell'arbitrio - e il rispetto dei doveri sono patrimonio di questa Lega, così come lo sono stati, in passato, della migliore destra italiana».

Com'è il suo rapporto con il leader leghista Matteo Salvini?
«All'inizio ero diffidente, di lui conoscevo soltanto l'immagine che ne trasmette la stampa. Quando l'ho conosciuto di persona, ne ho apprezzato la concretezza. Non è uno che si perde in chiacchiere, persegue gli obiettivi con decisione e coerenza e altrettanto chiede a chi sta con lui: pochi fronzoli, molta azione. Mi ha colpito, inoltre, la sua capacità di risolvere i problemi. Appena ha saputo di Codice rosso - progetto di Doppia difesa per dare priorità alle denunce di donne vittime di violenza - ne ha compreso l'urgenza e si è attivato per inserirlo tra gli obiettivi del governo. Mi risulta che Alfonso Bonafede se ne stia già occupando».

Troppo poco un contratto per un'alleanza. Sono in molti a pensare che il governo M5s-Lega non durerà: quali sono invece secondo lei i punti di forza di questo esecutivo?
«Lega e M5s sono due forze politiche diverse: possono avere sensibilità differenti, ma si incastrano perfettamente nel segno della comune volontà di dare una sterzata a un Paese entrato in un vicolo cieco. Questo obiettivo consente di lavorare insieme con determinazione, serietà e compattezza».

Come giudica l'attuale panorama politico internazionale alla luce del sovranismo trumpiano, dell'affermarsi delle destre europee e dell'astro Vladimir Putin?
«Il sovranismo è la risposta a una globalizzazione che, in nome del mercato, ha sacrificato i diritti dei popoli. I cittadini si sono resi conto che i loro problemi non potevano essere risolti dagli stessi che li avevano causati. Quando credeva di essere ormai invincibile il pensiero unico ha fallito, e il prezzo più alto lo ha pagato la classe media, costituita da quei cittadini che ambivano a scalare la piramide sociale. Una volta annientate le loro speranze, il progresso si è fermato».

La Pa è la più grande azienda italiana: in che stato l'ha trovata entrando a Palazzo Vidoni?
«C'è una grande disomogeneità. Alcune realtà offrono servizi eccellenti e sono già molto avanti con la trasformazione digitale, altre soffrono di problemi enormi come obsolescenza professionale, assenteismo, totale mancanza di digitalizzazione».

Quando si parla di Pa si pensa a fannulloni, sprechi, burocrazia. Come interverrete voi?
«Le generalizzazioni non mi piacciono. Detto questo, sto già lavorando sui criteri di selezione: è indispensabile attrarre i migliori. Per quanto riguarda le inefficienze, sto intervenendo di già sull'organizzazione: non servono norme, ma controlli e sollecitazioni a migliorare. Sono già in corso sopralluoghi a sorpresa di pool di funzionari pubblici insieme alla Guardia di finanza. Ho voluto mandare anche personale del ministero per aiutare le amministrazioni a colmare eventuali lacune organizzative. Questa è una novità rispetto al passato».

Davvero pensate alle impronte digitali per stanare i furbetti del cartellino?
«Me lo chiedono moltissimi dipendenti che lavorano alacremente e invece passano per fannulloni solo perché la struttura con molti assenteisti offre ovviamente un servizio dimezzato».

E i raccomandati?
«Si stroncano con la trasparenza nei concorsi e il massimo rigore nelle valutazioni».

Salvini dice che interverrete per introdurre merito e premi. In che modo?
«Esatto: saranno valorizzati i servitori dello Stato spesso attaccati ingiustamente. Ci saranno anche nuove formule per fare carriera. La motivazione a far bene è essenziale. Spariranno invece le attuali valutazioni delle performance che si sono rivelate inutili».

Come si può migliorare il rapporto tra i cittadini e la Pa?
«Il pubblico è considerato di nessuno, mentre io vorrei che fosse considerato di ciascuno di noi. Ci si può riuscire soltanto motivando chi lavora a dare il massimo».

Cosa salva dunque della riforma Madia?
«Non intendo tagliare con la scure tutto ciò che è stato fatto in passato, ci sono stati interventi positivi di semplificazione. Il punto non è tanto fare l'ennesima maxiriforma, quanto usare il bisturi per rendere applicabili norme che attualmente non lo sono».

Non pensa che il governo possa prendere iniziative per tornare indietro sull'abolizione del Corpo forestale?
«L'accorpamento è stato un errore. Adesso aspettiamo la Consulta, poi faremo una profonda riflessione su questo errore».

È in prima fila nella battaglia per i diritti delle donne. Cosa pensa di fare per le donne che lavorano nella PA?
«Servono strumenti di conciliazione che non siano soltanto teorici, a cominciare dagli asili nido. Il lavoro agile finora non è decollato: mi impegnerò per renderlo un'opportunità concreta».

Cosa farà contro la corruzione?
«Semplificazione e trasparenza. Se chi ha rapporti con la Pa incontra solo ostacoli e burocrazia farraginosa, la tentazione di ingegnarsi ad aggirarli è forte. Proviamo quindi a eliminare le tentazioni rendendo la vita più semplice. Per esempio, sarei favorevole ad ampliare lo strumento dell'autocertificazione, naturalmente prevedendo sanzioni doppie per chi dichiara il falso».

Prima delle scorse elezioni la sinistra ha approvato il rinnovo del contratto dei dipendenti della Pa 2016-2018: a lei dunque spetterà la contrattazione per il triennio 2019-2021. Riuscirà a fare meglio di prima? Dai tribunali ai tavoli di concertazione: come sarà trattare con i sindacati?
«Abbiamo ereditato una situazione disastrosa in termini di confusione e conflitti aperti, a causa di contratti conclusi tardi e male sotto la pressione di scadenze referendarie ed elettorali. Alla base dell'aumento
di 85 euro non c'è una politica dei redditi vera e propria, e non a caso fino alla fine del 2015 il precedente governo non aveva stanziato risorse - vi è stato costretto solo dopo l'intervento della Consulta. È
presto per dare una risposta sul rinnovo, ma su questo tema c'è massima attenzione. Nel governo abbiamo iniziato a discutere e io spingerò perché si proceda a individuare le risorse necessarie. Con i sindacati sono certa che troveremo un'intesa, abbiamo in comune la stessa finalità: migliorare il pubblico impiego e i servizi al cittadino».

Si è dimessa dal cda della Juventus. Da juventina a juventina: che ne pensa delle polemiche su Ronaldo?
«Ho fatto una lunghissima fila per comprare a mio figlio la maglietta qui a Roma. Sa cosa dicevano i commessi dello store? “La gente entra per la Roma ma compra solo Ronaldo". La rovesciata di Cristiano Ronaldo all'Allianz Stadium è esteticamente sublime. Non so quantificare l'emozione di una platea nell'ascoltare un concerto di Beethoven, come non so assegnare un valore monetario a un dipinto di Leonardo in grado di suscitare in chi lo ammira la sindrome di Stendhal: lo stesso vale per il fuoriclasse più forte di sempre, o tra i più forti di sempre».