Media 2000 - Maria Pia Rossignaud

«2017: identità digitale per dieci milioni di cittadini»

30 Luglio 2015

Quali le priorità e soprattutto la sua visione…
Il mio obiettivo è la "rivoluzione digitale" nel rapporto tra cittadini, imprese e amministrazione. Il Paese ha bisogno di una amministrazione pubblica del XXI secolo che utilizzi e consenta ai cittadini l'utilizzo, di tutta la tecnologia che offre il nostro tempo. Riconoscere il diritto di potere accedere ai servizi, adempiere agli obblighi dovuti e in genere interagire con l'amministrazione per via digitale non è solo una questione di modernità o efficienza della macchina pubblica. E’ qualcosa di più. E’ una questione di democrazia. Oggi i diritti di cittadinanza passano anche attraverso l’uso e la fruizione delle nuove tecnologie. Accedere a Internet e utilizzarlo per velocizzare e semplificare la vita quotidiana è l’essenza della riforma della pubblica amministrazione. Soffriamo ancora di alcuni importanti ritardi: sia nella domanda di Internet da parte dei cittadini, sia nell’offerta di servizi digitali  da parte delle pubbliche amministrazioni. Stiamo correndo per sanarli e lo stiamo facendo con diversi strumenti, alcuni già operativi o che lo saranno presto. Penso alla fatturazione elettronica, la cui obbligatorietà per tutte le PA è stata anticipata dal governo al 31 marzo 2015 e che consente certezze e rapidità nelle relazioni tra gli imprenditori e la pubblica amministrazione, e al sistema di identità digitale SPID che sarà il principale strumento per godere dei diritti di cittadinanza digitale. Vi è, inoltre, il disegno di legge di riforma della PA che si occupa di digitale proprio all’art. 1, anche a sottolinearne simbolicamente l’importanza. Abbiamo introdotto in questo testo, attualmente in discussione alla Camera, il Freedom of Information Act, che consentirà ai cittadini l’accesso alle informazioni e ai dati in possesso delle PA. Con le nuove tecnologie applicate al FOIA i cittadini potranno esercitare un controllo democratico su quello che fanno le pubbliche amministrazioni, con il risultato di allontanare la corruzione, contenere i costi, e ottenere servizi più efficienti.

Nei prossimi 3 anni, quale secondo lei il segmento della nostra vita che subirà più cambiamenti…
Spero che sia proprio il rapporto con il pubblico quello che subirà più cambiamenti positivi nei prossimi anni. E credo che questi cambiamenti avverranno nella misura in cui sapremo dare attuazione alla cittadinanza digitale. Ciascuno di noi conosce bene la velocità e la semplicità con le quali nel settore privato, grazie alle nuove tecnologie, si possono compiere moltissime operazioni. Questa velocità e semplicità devono arrivare a casa dei cittadini che chiedono qualcosa o hanno degli obblighi nei confronti della pubblica amministrazione e della collettività. Vorrei soffermarmi sulle opportunità di SPID che consentirà a ciascun cittadino di avere una propria identità digitale (un PIN unico). Attraverso questa identità sarà progressivamente possibile accedere ai vari servizi delle amministrazioni. Contiamo di avere 3 milioni di utenti con un’identità digitale a partire da quest’anno e  arrivare a 10 milioni entro dicembre 2017.
 
L’Italia secondo uno studio del World Economic Forum di Davos rischia di perdere le opportunità legate all’economia dell’Internet of Things che vale l’1.1% del nostro PIL. Il suo Ministero spingerà al fine di evitare anche questo ritardo?
Assolutamente sì. Lo stiamo già facendo. Il nostro compito è costruire le condizioni favorevoli alla diffusione delle nuove tecnologie ed essere volano per lo sviluppo privato. “L’internet delle cose” cioè la possibilità di connettere gli oggetti di uso comune alla rete e trasmettere così informazioni utili alla vita quotidiana è indubbiamente il futuro. Per questo il governo ha approvato due piani strategici che arrivano fino al 2020: la crescita digitale e la diffusione della banda ultralarga. La crescita digitale è fondata sui pilastri della digitalizzazione della PA, sullo sviluppo delle competenze digitali di cittadini e imprese, e il coordinamento degli investimenti in innovazione e ICT. La strategia per la banda ultralarga vuole superare il gap infrastrutturale sofferto dal nostro Paese; è fondata su un mix virtuoso di investimenti pubblici e privati, che ci permetteranno di superare i livelli minimi previsti dalla strategia europea. L’attuazione di queste due linee strategiche consentirà il pieno sviluppo dell’economia dell’Internet of Things, evitando quel rischio segnalato dal World Economic Forum.