la Repubblica - Rosaria Amato e Aldo Fontanarosa

Appalti veloci e pratiche facili così il governo vuole semplificare

26 maggio 2020

Autocertificazione e semplificazione delle procedure. Responsabilità dei funzionari pubblici delimitate, in modo che non ritardino all'infinito il momento della firma per la paura di essere accusati di danno erariale.
Razionalizzazione della normativa sulla privacy, per impedire che diventi un ostacolo al passaggio dei documenti tra le amministrazioni.
Sono le direttrici lungo le quali si muoverà il decreto Semplificazioni, atteso a breve in Consiglio dei ministri.
L'impegno del governo è di presentarlo entro la fine di questa settimana: è la promessa fatta alle associazioni imprenditoriali quando alcune norme di semplificazione degli appalti sono state stralciate dal decreto Rilancio.
Con ogni probabilità, però, slitterà almeno alla prossima settimana. L'importante è che si arrivi alla conversione entro i primi giorni di agosto, prima della pausa estiva.
A coordinare i lavori tra i ministeri la ministra della Pubblica Amministrazione, Fabiana Dadone.

Per gli appalti si punta a una riforma mirata che consentirà di sbloccare per quest'anno circa 70 miliardi e altrettanti nei prossimi due anni. Si tratta di una parte consistente dei 220 miliardi di opere previste da leggi degli anni passati e finora rimaste bloccati: il governo stima che ogni euro investito in un cantiere ne genera tra i 4 e i 5 nell'indotto. I fondi, stanziati in modo da essere distribuiti nell'arco dei prossimi 15 anni, verrebbero anticipati dalla Banca europea degli investimenti o dalla Cassa Depositi e Prestiti. Una prima tranche, di circa 30 miliardi, riguarda le Ferrovie e l'Anas: ai rispettivi amministratori delegati verrebbero attribuiti poteri commissariali.
Si fa largo anche l'idea di nominare 12 super-commissari che porteranno a termine 25 opere nazionali strategiche; procedure semplificate, anche se resterà in vigore la normativa antimafia, per arginare i rischi di infiltrazione.
Si parla di modello Genova, un modello che non piace molto ai costruttori riuniti nell'Ance e a parte del sindacato: il timore è che non venga pienamente garantita la concorrenza tra imprese.
Altri 39 miliardi, infine, verrebbero sbloccati per finanziare le opere pubbliche di interesse locale, strade, ma soprattutto scuole. Per questo è necessario partire presto, approfittando della pausa estiva. Sarà snellito anche il meccanismo di "qualificazione della stazione appaltante" che oggi ne certifica l'affidabilità organizzativa e tecnica d'intesa con l'Anac.

Allo studio il "passaporto delle imprese", che permetterà alle aziende di sapere subito se si hanno i requisiti per partecipare a un appalto. Per quanto riguarda l'edilizia privata, invece, la parola d'ordine è la salvaguardia e la ristrutturazione del patrimonio edilizio esistente, evitando il consumo di suolo pubblico. Accogliendo anche i suggerimenti delle professioni tecniche, verrà semplificato il procedimento di rilascio dei titoli abitativi e alleggeriti gli oneri edilizi, in modo da disincentivare le nuove costruzioni e favorire la riqualificazione (con l'utilizzo di ecobonus e sismabonus) o la demolizione e ricostruzione di quelle esistenti, con la stessa volumetria. Snellimento delle procedure, sia per l'edilizia pubblica che privata, significa anche allentare le norme sulla privacy che spesso impediscono il passaggio dei documenti da un'amministrazione all'altra, ma soprattutto rendere meno minaccioso per i funzionari pubblici lo spettro del danno erariale, che spesso porta a una "sindrome da firma , che non viene mai apposta proprio per evitare future imputazioni. Il decreto punta anche a semplificare le norme per la posa dei cavi in fibra ottica ultra-veloce: l'attività degli operatori delle telecomunicazioni è regolata da una normativa soffocante che include persino un Regio decreto.

Verrà inoltre rafforzato il diritto delle startup a innovare, facendo in modo che non vengano bloccate dalle ordinanze degli enti locali. E per i cittadini si parla di "credenziale unica", sul modello della Spid o della carta d'identità elettronica, per garantire l'accesso a tutti i servizi di tutte le Pubbliche Amministrazioni.