Il Sole 24 Ore - Gianni Trovati

Dadone (ministra Pa): «Nei nuovi contratti aumenti oltre i 96 euro medi»

23 ottobre 2019

Quasi 3,2 miliardi a regime per i contratti 2019-2021 del pubblico impiego non erano un risultato scontato alla vigilia di una manovra stretta fra una crisi di governo e 23 miliardi di aumenti Iva. Ma «servono ad archiviare anni di emergenza per tornare a una fisiologia triennale - sostiene la ministra della Pa Fabiana Dadone mentre fa il punto dei lavori nel cantiere pubblica amministrazione -; e lo stesso obiettivo torna per graduatorie e reclutamento, e per la valutazione su cui a novembre presenteremo le Linee guida. Perché le riforme non vanno solo approvate, devono essere attuate». Mentre la manovra a spingere sul verde, con l’obbligo per le Pa di dedicare a veicoli ibridi o elettrici almeno il 50% degli acquisti e dei noleggi, e risparmia 20 milioni sui controlli anti-assenteismo archiviando l’idea delle impronte digitali per puntare sulla videosorveglianza.

Il contratto è in cima alle attenzioni dei 3 milioni di dipendenti pubblici. Che effetti si devono aspettare in busta paga?
Con le risorse in manovra abbiamo un recupero di potere d’acquisto di circa il 3,5%, ben superiore all’Ipca (l’indice dei prezzi al consumo di riferimento per i contratti Pa). Il rinnovo dovrebbe andare oltre i 96 euro lordi mensili nella media tra Stato e autonomie. Ma le cifre sono soprattutto una base di partenza per una valorizzazione delle risorse della Pa.

Per arrivarci bisognerebbe però mettere mano davvero ai sistemi di valutazione del personale, di cui si parla da anni senza risultati.
Anche per questo le riforme vanno attuate. Per la prima volta stiamo per mettere a punto le linee guida che consentiranno anche di applicare davvero il principio di partecipazione dei cittadini alla valutazione delle performance. In legge di bilancio, poi, stiamo vincolando agli obiettivi raggiunti parte della retribuzione di risultato dei dirigenti responsabili della transizione digitale. E a breve convocheremo un tavolo per affrontare i temi dell’oggettività e trasparenza della valutazione.

Su Pa e pubblico impiego c’è in Parlamento un pacchetto di deleghe avviate dal governo Conte-1. Pensate di portarle avanti o cestinarle?
Ascolteremo il Parlamento. Non lo dico in modo formale ma per convinzione, perché ho lavorato in Parlamento sia all’opposizione sia in maggioranza e sono convinta che bisogna far tesoro di audizioni ed esame in commissione. Su questa base si vedrà come ripensare i contenuti delle deleghe, ad esempio per la necessità di rivedere gli ordinamenti professionali e proiettare nella Pa le innovazioni della società. Ma c’è da migliorare anche la mobilità e, giusto per citare un altro principio, da rafforzare la separazione tra vertice politico e amministrativo.

Regioni ed enti locali aspettano le regole per archiviare il turn over, promesse dal decreto crescita. A che punto siamo?
Sono fiduciosa di arrivarci entro novembre, stiamo mettendo la massima attenzione per bilanciare al meglio i due parametri della capacità finanziaria e del numero di abitanti che dovranno guidare le possibilità di assunzione.

Oltre alla quantità, però, è importante la qualità delle assunzioni, soprattutto per i profili tecnici più strategici. Come si fa a rendere attrattiva la Pa per i giovani più qualificati?
Con reclutamenti al passo con i tempi, i cui criteri riconoscano i nuovi profili di cui le amministrazioni non può fare più a meno. E poi con progressioni di carriera e riconoscimenti che spingano i giovani a vedere nella Pa non l’ultima spiaggia, ma la prima opzione. E, ancora una volta, attuando le riforme. Per questo vogliamo partire davvero con il portale nazionale dei concorsi, anch’esso promesso da anni: contiamo di arrivarci in tempi non lunghi.

Ma una nuova proroga delle graduatorie, come quella appena approvata nel decreto sulle crisi aziendali, non è contraddittoria con questo tentativo di innovare?
È un’ultima proroga limitata nel tempo, un bilanciamento ragionevole tra le giuste istanze degli idonei e la necessità di tornare presto a un ritmo fisiologico di concorsi con graduatorie triennali. Alla stessa ricerca di equilibrio risponde la previsione, che sarà inserita in manovra, di uno scorrimento, per un ulteriore 30% dei posti banditi, per le graduatorie approvate nel 2019, sempre entro il limite triennale di validità. Non bisogna dimenticare che queste mosse ci permettono anche di far fronte rapidamente all’emergenza di «quota 100». Ma in effetti, abbiamo visto che le graduatorie da cui si attinge mediamente di più sono quelle più recenti.

Tra gli altri temi eterni nella Pa c’è lo status dei dirigenti. L’ultimo contratto ha ribadito il diritto all’incarico. Ma la riforma della dirigenza è da anni un’incompiuta. Pensate di intervenire?
Parliamoci chiaro. Per i dirigenti manca una carriera: non esiste un sistema come quello dei prefetti o dei magistrati. Servirebbe un percorso con una maggiore progressione basata sul merito e sulla legalità. Non intendo dire che bisogna togliere di mezzo la contrattualizzazione. Ma accanto alle responsabilità bisogna dare ai giovani dirigenti uno stimolo, temi su cui abbiamo una riflessione aperta.