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La PA sarà più semplice, il cuore digitale della riforma

22 Maggio 2015

Vogliamo costruire un’Italia più semplice, un’Italia più vicina ai bisogni dei cittadini». Il ministro per la Semplificazione e PA, Marianna Madia, spiega a CorCom come il governo intenda raggiungere questo ambizioso obiettivo puntando tutto sul ddl relativo alla riforma della pubblica amministrazione e sul piano di Crescita digitale.
 
Come da lei detto più volte il digitale è il cuore della riforma della PA,  ora al vaglio delle Camere. Quali sono le iniziative chiave per rilanciare l’amministrazione italiana?
Il confronto tra la rapidità e la semplicità con cui si ottiene un qualunque servizio da un operatore privato, dalle banche alle compagnie aeree, e la lentezza e complicazione della media delle pubbliche amministrazioni è ancora impietoso. Ma le potenzialità per far arrivare l’amministrazione pubblica nel XXI secolo ce l’abbiamo tutte.  Il digitale è qualcosa di più di un processo di modernizzazione della pubblica amministrazione. E’ una questione di democrazia. Le innovazioni tecnologiche hanno così radicalmente cambiato le nostre vite che garantire l’accesso ai servizi pubblici attraverso il digitale – quindi con una modalità trasparente e con regole e tempi certi – è oramai un passaggio fondamentale per assicurare i diritti in una società avanzata.  Usare Internet per acquistare un volo o fare un bonifico è facile. Deve essere altrettanto facile dialogare con le PA. Le misure che stiamo adottando, come domicilio digitale, Pin unico e Italialogin, sono gli strumenti per arrivare a questo obiettivo.
 
Uno dei temi che sta più a cuore al governo è quello della cittadinanza digitale.
La cittadinanza digitale è il punto sul quale si gioca tutta la credibilità della riforma della pubblica amministrazione. E’ il primo articolo, non solo simbolico, del disegno di legge delega sulla Pubblica amministrazione che è stato appena approvato al Senato. In sintonia con le altre riforme che stiamo realizzando, a partire da quella costituzionale nella parte delle competenze tra Stato e regioni e dall’attuazione della legge Delrio che supera la vecchia configurazione delle province,  vogliamo consegnare ai cittadini uno Stato meno complicato, e quindi più veloce ed efficace.
 
L’altra grande scommessa è Italia Login. Da più parti c’è il timore che anche questo sistema diventi una scatola vuota sulla scia di quanto accaduto alla Cec-Pac, fallita per mancanza di servizi. Come evitare un altro flop?
ItaliaLogin, concretamente, sarà il modo con cui il cittadino, ovunque si trovi, attraverso la propria identità digitale, potrà entrare in contatto con l’amministrazione e ricevere informazioni, chiedere l’erogazione di un servizio o adempiere ad un dovere. Attraverso il Pin unico i cittadini potranno accedere a tutti i dati che li riguardano e ricevere i servizi di cui hanno bisogno: verificare cosa mangiano i figli alla mensa di scuola, pagare una multa, ottenere un referto medico, ricevere l’avviso di scadenza della patente o di una tassa locale e così via. E si potranno effettuare pagamenti come su un qualunque portale di e-commerce. Contiamo di avere 3 milioni di utenti con un’identità digitale a partire da quest’anno e  arrivare a 10 milioni entro dicembre 2017.  Nella seconda metà del 2015, le amministrazioni che hanno già aderito a Spid (Inps, Inail, Agenzia delle Entrate, Regione Piemonte, Liguria, FVG, Emilia Romagna, Toscana, Marche, Città di Firenze, Lecce e Milano) integreranno i propri servizi nella piattaforma Italialogin. Contiamo sul fatto che progressivamente anche tutte le altre amministrazioni aderiscano con i propri servizi.
 
Spid, Italia Login: si tratta di progetti complessi per il successo dei quali servono competenze adeguate e database altamente interoperabili. Possiamo contare su questi fondamentali prerequisiti?
Già adesso i portali di e-commerce consentono di prenotare un volo, noleggiare un’auto e prenotare un soggiorno in un albergo, integrando tre diversi erogatori di servizi. Il modello che adotteremo con ItaliaLogin sarà molto simile e non occorre che si parlino i database della PA, basta che lo facciano le applicazioni che li gestiscono e per far questo semplificheremo le modalità di interoperabilità previste nel Cad. Il programma di ampliamento della banda larga approvato dal governo e il lavoro già in corso, in accordo con le regioni, favoriranno l’interoperabilità delle banche dati.
 
Nella strategia digitale del governo le amministrazioni locali giocano un ruolo chiave. Come stanno reagendo agli “stimoli digitali” che arrivano dal governo?
La digitalizzazione non funziona solo scrivendo una legge. Il vero tasso di riformismo di un governo si misura sulle leggi attuate più che su quelle scritte e approvate. Il digitale in particolare ha bisogno di un lavoro assiduo di implementazione, frutto di uno sforzo collettivo tra livelli di governo, imprese e società civile. Vorrei dare alcuni esempi concreti. E’ attiva l’agenda della semplificazione 2015-2017, che nasce da una consultazione pubblica con i cittadini e imprese. Sono 37 azioni di semplificazione in settori cruciali (fisco, welfare, impresa, edilizia) con il digitale come comune denominatore. Ne stiamo curando, insieme a regioni ed enti locali, una precisa attuazione con un cronoprogramma e chiare responsabilità. Su Internet vi sarà un monitoraggio costante sull’implementazione delle azioni, aperto alle indicazioni dei cittadini. Penso poi al ruolo che stanno svolgendo i digital champions, coordinati da Riccardo Luna. Si tratta di esponenti della società civile che, nei propri territori, agiscono come veri e propri medici senza frontiere dell’innovazione e del digitale. Aiutano, costantemente, sia i cittadini che le pubbliche amministrazioni locali  a conoscere e utilizzare al meglio le innovazioni. Dal momento del passaggio obbligatorio alla fatturazione elettronica verso le PA, anticipato dal governo al 31 marzo, i digital champions stanno offrendo le proprie competenze a favore delle amministrazioni e delle imprese, supportandole nei diversi territori per affrontare questo passaggio cruciale.
 
Lei ha detto più volte che l'ammministrazione deve diventare efficiente come una grande azienda. Quali azioni si possono mettere in campo per raggiungere questo  ambizioso obiettivo?
La pubblica amministrazione non deve essere una sommatoria di amministrazioni, che spesso non si parlano o addirittura si ostacolano tra loro. Al cittadino importa poco, quando un servizio non funziona, se la colpa sia dello Stato o del Comune. Chi perde credibilità, ai suoi occhi, è tutta la  Repubblica. Per questo pensiamo alla PA come a un corpo unico della Repubblica, che sia un partner di cittadini e imprese. E’ questa la logica di ogni articolo  del disegno di legge appena approvato in Senato: dalla semplificazione della conferenza dei servizi, che avrà tempi certi e un unico rappresentante per lo Stato, al silenzio assenso tra amministrazioni, alla costituzione degli uffici territoriali del governo, per citarne solo alcuni.
 
L’Agenzia per l’Italia digitale è il "braccio armato” della digitalizzazione, ma da più parti arrivano lamentele su una governance, eccessivamente frammentata che ne impedisce l’azione. Si può agire su questo fronte superando le “gelosie” tra ministeri?
A noi interessava, come priorità, attivare i progetti dell’agenda digitale. È vero: ereditiamo una governance ancora complicata. Ma soffermarsi, ancora una volta, sull’architettura della governance avrebbe tolto mesi se non anni alla realizzazione dei progetti. Abbiamo investito tutta la forza politica del governo sulle cose concrete, anche in linea con la priorità che aveva tracciato Francesco Caio. Abbiamo anticipato la scadenza di alcuni progetti, come la fatturazione elettronica, e anche puntato su ulteriori innovazioni come la dichiarazione dei redditi precompilata.