La Stampa - Chiara Viglietti

“Lo smart working non è quello del lockdown. Più produttivi alla scrivania? Confindustria si informi”

18 luglio 2020

I professionisti la chiamano in causa; il lavoro agile penalizza l'accesso alle pratiche per il variegato mondo di geometri, architetti e commercialisti. Confindustria avverte: si allo smart working ma solo se produttivo e snello. C'è posta, insomma, per la ministra della Pubblica amministrazione Fabiana Dadone: monregalese, avvocato, a lei il compito di ripensare il lavoro in remoto che l'Italia teorizza da 20 anni e che il Co vid ha imposto dalla sera alla mattina. La ministra replica: entro gennaio il 60% dei lavoratori sarà in "smart», la fibra ultra veloce va realizzata a stretto giro, Confindustria studi per farsi un'idea della produttività del lavoro in remoto. E di sé, neo mamma da pochi giorni, dice: «Passo molto tempo in ufficio e ne dedico poco alla famiglia».

Ministra, i professionisti lamentano una difficoltà di accesso agli uffici in remoto. Mancano digitalizzazione e strumenti per il lavoro agile.

«Si riferiscono al periodo del lockdown e Ii capisco, ma non credo ci siano mai state alternative praticabili sul campo anche perché il ministero ha coinvolto tutti gli attori alla realizzazione del piano emergenziale e sono state poche le proposte arrivate alla mia attenzione e molti i ringraziamenti per la repentina reazione, dovuta anche al fatto che strutturiamo una spinta al lavoro agile da ben prima della crisi». 

Come si è mosso fin qui il suo ministero?

«Credo che pochi abbiano capito che lo smartworking da lockdown non ha nulla a che vedere con quello in atto e ancora meno sappiano cosa sia il "Pola", il Piano organizzativo del lavoro agile. Ci siamo mossi per digitalizzare e semplificare con gli ultimi decreti mettendoci molti soldi: diciamo tranquillamente che è la riforma più poderosa della Pa degli ultimi anni».

Lo smart working, è un'altra obiezione sollevata in questo caso da Confindustria, dev'essere efficiente e produttivo altrimenti meglio tornare alla scrivania. Il tema è dunque quello della valutazione della performance: strategie per garantirla?

«Confindustria può tranquillamente studiare le ricerche di Bocconi e Politecnico di Milano e poi farsi un'idea sull'incremento della produttività del lavoro in smartworking, laddove non le bastassero i dati di Funzione pubblica. Nel "Pola" abbiamo dato un notevole spazio alla valutazione delle performance perché il mio grande obiettivo è l'auniento della produttività nella Pa».

Oggi quante persone nel pubblico impiego lavorano in remoto?

«Lo smart working non è traslocare le persone a casa dall'ufficio, è una nuova organizzazione di lavoro, più flessibile e complessa. Durante il lockdown siamo arrivati al 70% e addirittura 90% per le Pa centrali, ora la percentuale è notevolmente diminuita».

Quanti in futuro si stabilizzeranno da casa?

«Con il Pola la percentuale sarà del 50% nel 2020 per le attività eseguibili in modalità agile, che verranno definite dagli stessi dirigenti e non calate dall'alto, per arrivare al 60% da gennaio 2021».

Lavorare in remoto è da molti considerato un alibi per la produttività. Come può diventare invece la sfida di domani?

«Lo stiamo mettendo a regime in maniera estremamente flessibile. Non mi faccia commentare ulteriormente chiinsulta i dipendenti pubblici senza avere mezza idea sulle riforme da attuare per aumentare la produttività».

Lo smart working da ministra. È diventata mamma da poco, lavora anche lei da remoto?

«Un politico lavora sempre in smart working, anche se non esce dall'ufficio spesso, perché lavorare smart significa lavorare in co-working, in sede, da una piazza e molto altro: non è banalmente lavorare da casa o in telelavoro. Personalmente sto molto in ufficio, ma non sono un buon esempio perché dedico poco tempo alla famiglia. So che non dovrei farlo, ma la politica è totalizzante».

Quanto pesa, anche in base alla sua esperienza, vivere in una provincia dove il divario digitale è un intoppo non da poco?

«È un tema enorme. Non a caso ho inserito nel decreto Semplificazioni un pacchetto di norme per snellire i procedimenti amministrativi connessi allo scavo e all'installazione della fibra ottica. Dobbiamo dare rapidamente al Paese una cablatura completa con banda ultra larga. Parlo di mesi, non anni».

 II divario digitale della mia provincia è un tema enorme. Con il Decreto la fibra arriverà prima. Lo smart working non è traslocare le persone, ma prevede una nuova organizzazione.
Confindustria scettica? Studino le ricerche di Bocconi e Politecnico di Milano per farsi un'idea