Avvenire - Nicola Pini

Pa, lo smart working sarà la norma

20 marzo 2020

La Pubblica amministrazione italiana sta cercando di «fare di necessità virtù», bruciando le tappe nel passaggio dal lavoro di ufficio al lavoro agile che sta diventando, sulla spinta dell'emergenza coronavirus, la modalità di lavoro ordinaria per molti dipendenti pubblici. Lo afferma la ministra della Pubblica amministrazione Fabiana Dadone, che invita soprattutto la dirigenza pubblica a raccogliere questa sfida e dimostrare di essere all'altezza del ruolo guida che ricopre.

Ministra, come sta la Pa in queste settimane drammatiche?
È una situazione che ha costretto a prendere una strada che era già in parte tracciata. Di smart working si parla da tanto tempo e ora l'emergenza ci ha messo di fronte alla necessità di potenziare subito questo strumento. La risposta è stata positiva. In taluni casi stiamo già passando dalla sperimentazione all'ordinarietà del lavoro agile. Penso alla città metropolitana di Torino, a Bari, alle Regioni, ma anche molti piccoli comuni, oltre agli enti centrali e ai ministeri che erano già ben avviati su questo percorso.

Ha qualche dato sulla diffusione dello smart working?
I monitoraggi dell'ultimo triennio indicavano che alcune amministrazioni centrali superavano il 10%, ma nel complesso si superava appena l'1%. Oggi le ultime rilevazioni indicano che la Presidenza del Consiglio ha oltre l'80% del personale in smart working. Alla Regione Marche su 2.080 dipendenti lavorano da remoto in 1.300, in Veneto 1.430 su 2.750. Dati molto positivi anche all'Inps con l'85% e al Comune di Roma con l'80%. In questi giorni difficili non riusciamo ad avere una mappatura completa, i dati arrivano ancora in modo frammentario. Ma il monitoraggio è cominciato e presto sarà a regime.

Il lavoro a distanza applicato cosi d'improvviso permette di adempiere alle varie funzioni o serve solo contro il contagio?
Dobbiamo fare di necessità virtù. Finora è stato usato poco. Ora è diventato obbligatorio per limitare spostamenti e contatti ma il grande passo sarà quello di riuscire a mantenerlo anche dopo l'emergenza per un’alta percentuale di lavoratori. L'obiettivo della Pa non deve essere più quello di tenere tante persone negli uffici. Il lavoro va collegato a quanto si produce, a un'ottica di risultato. Bisogna passare a una nuova concezione che ragiona per obiettivi. Gli studi nel settore privato dimostrano che con il lavoro agile la produttività aumenta.

I provvedimenti del governo per la funzione pubblica la soddisfano?
Sono soddisfatta perché in pochi giorni è stata fatta quasi una manovra e le principali esigenze della funzione pubblica sono state recepite. Come la norma per velocizzare l’acquisto di materiale informatico e al rafforzamento dei sistemi operativi per far funzionare lo smart working cosi come il sostegno dei picchi di traffico da parte dei gestori di telefonia mobile, oltre alle norme per sostenere i lavoratori pubblici. Certo, se in passato si fosse portato avanti con più efficacia il progetto della banda larga oggi ci saremmo trovati in migliori condizioni.

L'emergenza ha messo a nudo un ritardo italiano nelle infrastrutture digitali?
Sappiamo che la banda larga non copre tutto il Paese e i servizi digitali non possono essere al top. Oggi abbiamo una situazione a macchia di leopardo. L'implementazione della banda larga sarà uno degli obiettivi del prossimo provvedimento del governo per supportare l'economia e accelerare gli investimenti.

Nel decreto sono previste procedure accelerate per gli appalti di reti digitali. Ci sono timori per la cyber-sicurezza?
Io non ho questo tipo di percezione, mi pare che ci sia una chiara richiesta delle amministrazioni di avere procedure più snelle. Siamo in una fase nella quale non ci possiamo permettere passaggi burocratici troppo lunghi. Non credo che ci siano queste problematiche.

Sindacati e lavoratori pubblici come stanno reagendo a questa emergenza?
La risposta in generale è stata buona ma dipende anche dalle attitudini e dalle competenze digitali di ognuno. È soprattutto la parte dirigenziale che ha l'onore di ricoprire quel ruolo ad avere anche l'onere di riorganizzare e riconcepire l'attività lavorativa e stabilire degli obiettivi per il personale. È una sfida che può anche fare paura ma dobbiamo cogliere la palla al balzo e la dirigenza deve dimostrare di avere quella marcia in più senza la quale non si dovrebbe guidare il personale.

Forse gioca a sfavore l'alta età media del pubblico impiego?
Si, siamo sui 50 anni. Il tema della formazione c'è ma oggi un 50enne ha lo smartphone e la smart tv e se ha voglia può assolutamente fare di tutto.

Ci attende una nuova stretta sull'operatività della Pa?
Non serve, è già prevista l'ordinarietà dello smart working salvo obblighi indifferibili e in ogni caso con turnazioni e senza assembramenti di personale.