la Repubblica - Marianna Madia

No al cemento ma tempi certi

16 Luglio 2015

Caro direttore,
in questi giorni in cui siamo impegnati alla Camera nell’approvazione del disegno di legge di riforma della pubblica amministrazione si è molto discusso su uno dei nodi del provvedimento: il silenzio/assenso tra le amministrazioni pubbliche quando si tratta di esprimere pareri o concedere autorizzazioni. 
Non sono mai state in discussione la tutela del paesaggio, dei beni culturali e più in generale del patrimonio artistico e ambientale. Nessuno ha mai avuto intenzione di autorizzare cementificazioni selvagge. 
Il nodo da sciogliere è come si tutelano più efficacemente il paesaggio, i beni culturali e l’ambiente, garantendo il diritto dei cittadini ad avere risposte certe nei tempi previsti. Le norme impongono termini perentori per rilasciare i pareri, tuttavia spesso questi termini non sono rispettati.
Riteniamo che i cittadini debbano contare su tempi certi entro i quali le amministrazioni possano dire “sì” o “no”. La norma non modifica o estende in alcun modo i criteri o i presupposti per costruire, né comprime la possibilità di dire di no. L’obiettivo è dunque “costringere” le amministrazioni a prendersi la responsabilità delle proprie decisioni. Il silenzio significherebbe dire “sì” con tutte le responsabilità che ne conseguono. 
Altro che cementificazione: questa norma obbligherà a decidere e avrà come conseguenza l’innalzamento dei livelli di tutela dei beni pubblici.