la Repubblica - Marianna Madia

Cara Belinda, hanno calpestato i suoi diritti

13 Agosto 2014

Cara Belinda,  
la sua lettera di donna, madre, e lavoratrice autonoma è l'emblema di ciò di cui dobbiamo occuparci come Governo. Lei ha perfettamente ragione e io la ringrazio perché alla sua indignazione non segue la rassegnazione, altrimenti non avrebbe scritto questa lettera.

La maternità non è solo un’esperienza intima, faticosa e meravigliosa, e quindi un diritto che va salvaguardato. E’ il modo con cui un Paese decide il futuro della sua stessa società. 
In realtà quello che oggi deve cambiare nella testa di noi legislatori e di chi fornisce servizi e' che il precario e' diventato il più tipico fra i lavoratori, perché in questa condizione sono ormai milioni di lavoratrici e lavoratori.
Si tratta di una condizione di vita che accomuna moltissimi italiani e italiane, e sono queste ultime le più esposte a un altro dei punti deboli del nostro sistema: la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro.
E’ proprio la conciliazione uno degli interventi che ritengo più necessari nel Jobs Act ma anche nella riforma della pubblica amministrazione. 
Come anche lei ha avuto modo di vivere sulla sua pelle, di leggi ce ne sono molte, ma spesso il problema e' l’attuazione; facciamo leggi che non vengono applicate, sanciamo diritti che non possono essere concretamente esercitati, il che è quasi peggio perché assume il sapore della beffa. 
Lei racconta di file e interlocuzione interminabili, senza il giusto esito, per cercare di vedere riconosciuto un suo diritto, che è il diritto di molte e molti.
Se esiste il diritto a percepire un assegno sociale, questo deve poter essere esercitato in tempi rapidi e certi. E la pubblica amministrazione deve essere d'aiuto e non un freno. 
L'attuazione delle leggi e' una responsabilità politica e non amministrativa ed è esattamente lo scarto rispetto al passato su cui ci stiamo impegnando. 
Per questo, in Senato, durante la discussione sulla riforma della pubblica amministrazione, ho chiesto a tutti un esercizio di democrazia: impegniamoci nel monitorare, segnalare e quindi garantire che nessuna delle norme che abbiamo scritto rimanga inattuata. Lettere come la sua sono preziose per il nostro lavoro perché è solo con l’aiuto quotidiano dei cittadini che noi riusciamo a migliorare la qualità della nostra azione.
Credo non sia solo una questione di norme ma di persone, le quali, ognuna assumendosi il proprio grado di responsabilità - io più di tutti – siano partecipi di questo cambiamento necessario. 
Le motivazioni, i dinieghi che ha ricevuto danneggiano certamente lei, ma anche i tanti lavoratori che operano con efficienza cercando di risolvere problemi, senza fermarsi alla “risposta più semplice”. Le verifiche sono dovute e a questo proposito le chiedo di scrivermi ancora a ministropa@governo.it per indicarmi i dettagli utili per approfondire e dare seguito alla sua lettera. Ma non basterà a darle le risposte che sarebbero dovute arrivare per tempo e il cui peso dell'urgenza sento molto sulle mie spalle. 
Quello che posso e desidero dirle è che quando una donna non dovrà scegliere di essere lavoratrice o madre ma potrà esercitare incondizionatamente la propria identità plurima e ricca di diritti, con il rispetto e il sostegno ai tempi della maternità, avremo vinto tutti e tutte insieme. 
Sentirò, in quel momento, di aver fatto il mio dovere. Anche grazie a lettere come la sua che, nonostante tutto, restituiscono la fiducia nell'altro.