La Stampa - Grazia Longo

Giulia Bongiorno: “Serve un codice rosso per accelerare i processi”

05 Agosto 2018

«Denunciare i casi di abusi e di stalking è fondamentale, ma non basta. Da anni sottolineo che serve anche un piano processuale per non rimanere bloccati nelle maglie della giustizia».
La ministra della Pubblica amministrazione Giulia Bongiorno, avvocato penalista, autrice della legge sullo stalking nel 2009 e co-fondatrice insieme a Michelle Hunziker dell’associazione onlus Doppia Difesa, ha lanciato con Michelle a tutela delle donne il progetto «Codice rosso». 

Una corsia prioritaria alle denunce di violenza in cui ci sono seri pericoli per l’incolumità di una donna? 
«Proprio così: per evitare che le donne siano uccise mentre attendono il giudizio per l’uomo che le perseguita è necessario che le pratiche giudiziarie non finiscano in un cassetto ma che abbiano anzi la priorità assoluta. Per questo Doppia difesa ha avanzato una proposta all’istituzione di un codice rosso, come avviene nei Pronto soccorso». 

A che punto è l’iter? 
«Buono, perché ha ottenuto il sostegno dei leader politici dei vari partiti e il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, molto sensibile sul tema, sta già lavorando per portare avanti anche questa misura». 

Parallelamente all’aspetto giudiziario c’è quello culturale. In che modo si può intervenire, magari coinvolgendo la pubblica amministrazione? 
«Discutere senza timidezza del problema è molto importante. Non si parla mai abbastanza degli abusi che sono costrette a subire le donne in famiglia e nei posti di lavoro. La violenza spesso nasce dalla discriminazione. Nella pubblica amministrazione ci sono delle scuole di formazione: in autunno decolleranno corsi a distanza mirati per tutti i dipendenti pubblici sul tema della violenza psicologica e delle discriminazioni sul posto di lavoro. È innegabile purtroppo che anche in questi luoghi si consumino piccole e grandi vessazioni». 

La ricerca di Telefono rosa fotografa una realtà in cui si registra un’impennata di segnalazioni. Come legge questo incremento? 
«In chiave positiva perché dimostra che le donne hanno più coraggio di denunciare rispetto al passato. L’aumento delle denunce non corrisponde all’intensificazione dei casi ma alla presa di coscienza dell’importanza di chiedere aiuto. Credo che molto abbia contribuito in questa direzione l’onda anomala della campagna internazionale Metoo dopo lo scandalo Weinstein. Il fenomeno culturale ha il suo peso e il venire allo scoperto di tante donne famose, realmente vittime di abusi, ha dato la forza a molte altre di uscire dal silenzio. La paura e la vergogna bloccano le donne che spesso non osano rivolgersi alle forze dell’ordine o alle associazioni». 

Oltre alla denuncia, cosa consiglia alle vittime di violenza o stalking? 
«Ad esempio di non recarsi mai al tanto richiesto ultimo appuntamento chiarificatore perché spesso si può trasformare nell’ultimo momento di vita. Meglio fidarsi dello Stato, delle associazioni e dei tanti volontari che fanno un lavoro straordinario gratuitamente». 

A parte le donne, anche i loro figli sono vittime indirette degli abusi. Come proteggere i minori? 
«Innanzitutto prendendo maggiormente in considerazione questa realtà che al momento è, invece, molto sottovalutata. Non ci si rende conto dei danni provocati ai minori che peraltro possono anche essere portati all’emulazione. Piccole violenze crescono: dobbiamo decisamente arginare questo pericolo e dobbiamo tutelare le piccole vittime della cosiddetta violenza assistita. Ancora una volta serve parlare del fenomeno». 

Come valuta l’ipotesi di un fondo per gli orfani del femminicidio alla stregua di quello per gli orfani delle vittime di mafia? 
«Ritengo che le misure adottate dal precedente governo, siano un po’ troppo timide. Un piccolo passo avanti ma si può fare molto di più».