Il Sole 24 Ore - Gianni Trovati

PA, pronte assunzioni mirate e riforma della dirigenza

04 Settembre 2018

Un provvedimento per avviare assunzioni mirate nella Pa centrale di tecnici e progettisti, informatici, esperti nella gestione dei fondi strutturali e "facilitatori" dei processi amministrativi, e un ddl delega per la riforma dei dirigenti, semplificazioni (edilizia in primis) e ripensamento del Formez per trasformarlo anche in una cabina di regia per le buone pratiche.
Corre su due binari il debutto del governo sul terreno delicato della pubblica amministrazione. Il primo è un disegno di legge ordinario, che risolverà anche la questione delle stabilizzazioni dei precari oggi bloccate da un problema di calcolo dei fondi ed è atteso in uno dei prossimi consigli dei ministri per avviarne il percorso e poi collegarlo alla legge di bilancio. Il secondo è una legge delega per le questioni più complesse, a partire dalla riscrittura delle regole sulla dirigenza, mancata nella riforma della scorsa legislatura, e un nuovo giro di semplificazioni anche sull'edilizia.
«L'ultima cosa che intendo fare è un'infornata di assunzioni - chiarisce subito il ministro, Giulia Bongiomo, anche per rispedire al mittente qualche polemica estiva- ma la  Pa deve essere un asset del Paese, che dopo anni di tagli è invecchiato e si è paralizzato in settori strategici. Per questo non solo bisogna evitare nuove strette del turn over, permettendo il ricambio integrale dei 450 mila dipendenti pubblici in uscita nei prossimi tre anni, ma bisogna anticipare una quota di nuovi ingressi nei settori strategici». I numeri arriveranno a breve, una volta terminata la richiesta dei fabbisogni inviata da Palazzo Vidoni ai ministeri e agli altri enti della Pa centrale, e dovranno tradursi in assunzioni che per Bongiomo saranno «caratterizzate da competenze specifiche e motivate da progetti precisi. Nella giustizia, settore che conosco bene, non si può fare il processo telematico con organici pieni di autisti o commessi, ma più in generale sulla digitalizzazione il quadro è disastroso e siamo all'anno zero». I profili saranno diversi da caso a caso, ma è il "riorientamento" della Pa verso gli investimenti, al centro degli obiettivi ribaditi anche dal ministro dell'Economia Giovanni Tria,a dettare l'agenda: «Servono tecnici di livelli elevati - ragiona la titolare di Palazzo Vidoni - se vogliamo fare progetti infrastrutturali significativi, servono esperti di appalti in grado di confrontarsi da pari a pari con il privato, e occorrono persone formate nei progetti comunitari per non continuare a sprecare occasioni con i fondi strutturali». Tra i settori considerati strategici ci sono anche il comparto Sicurezza, in un orizzonte che nel primo provvedimento si concentrerà sulla Pa centrale per poi dedicarsi agli enti territoriali.
Il Ddl si occuperà anche di superare il problema delle stabilizzazioni dei precari bloccate dalla regola che impedisce gli aumenti nei fondi decentrati. Il problema è stato al centro di un botta e risposta fra il governo Gentiloni e la Corte dei conti,che non ha registrato la circolare con cui si è tentato di risolverlo; inevitabile agire per legge, escludendo dai tetti di spesa le risorse collegate ai precari che finora non sono finanziati dai fondi decentrati (come accade ai contrattisti pagati da programmi di ricerca). Arriverà lì anche la norma anti-assenteismo con le rilevazioni biometriche: «Le regole della riforma Madia, che confermerò cercando di ampliare i casi di flagranza, si concentrano sulla parte emersa dell'assenteismo ; ma questa è una minima parte e il fenomeno va colpito con la prevenzione. È già partita una serie di sopralluoghi con ispettori di Funzione pubblica e la Gdf, e nel provvedimento è prevista anche l'istituzione di un nucleo che in modo stabile agisce anche in funzione di accompagnamento verso prassi migliori».
La prevenzione di quella che secondo il ministro continua a essere un'emergenza tocca anche ai dirigenti, al centro del "secondo movimento" della riforma con la delega. «Voglio dirigenti più presenti in ufficio e meno attenti ai convegni e altre attività esterne -rilancia il ministro-, e soprattutto più responsabilizzati sul funzionamento, assenteismo compreso, e su obiettivi meno formali di quelli attuali. Gli organismi di valutazione attuali vanno trasformati, ed entreranno in gioco a monte, nella definizione degli obiettivi, e non solo a valle, quando il pacchetto è chiuso». Non rientrerà in gioco il "ruolo unico" tentato dalla riforma Madia, ma sicuramente ci sarà una spinta alla mobilità per rendere davvero contendibili a dirigenti di tutte le amministrazioni i posti che si liberano.