la Repubblica - Giovanna Vitale

«Così assumeremo le maestre precarie dei nidi»

02 Giugno 2016

«Quella che approveremo in uno dei prossimi consigli dei ministri è una norma di civiltà». Marianna Madia, ministro della Pubblica amministrazione, da tempo alle prese con una vertenza - la stabilizzazione delle precarie storiche dei nidi e delle materne - che si trascina da quasi un anno, annuncia a Repubblica il lieto fine atteso da mesi da duemila insegnanti romane. «Quel che il governo si appresta a varare», spiega, «è una sorta di mini Buona Scuola: gli stessi principi che hanno ispirato l’assunzione a tempo indeterminato degli insegnanti nelle scuole statali, saranno ora estesi alle comunali».

Ministro Madia sta forse dicendo che le amministrazioni locali si sono per anni comportate in modo scorretto?
Migliaia di educatrici e maestre sono rimaste vittima, in tutta Italia, di un reclutamento sbagliato, lasciate per lunghissimo tempo in un limbo di precarietà, pur rispondendo a un fabbisogno reale. La prassi infatti voleva che, per assicurare i servizi educativi nei nidi e nelle scuole dell’infanzia, come pure accadeva in quelle statali, gli insegnanti venivano assunti con contratti a tempo determinato all’inizio di ogni anno, nei mesi estivi interrompevano e prendevano l’indennità di disoccupazione, per poi ricominciare a settembre.

E si torna all’inciviltà.
Approvando la Buona Scuola nazionale abbiamo detto che è incivile far vivere migliaia di persone in condizioni di incertezza costante quando è evidente che il loro lavoro serve alla scuola, altrimenti non verrebbero richiamate ogni anno. E questo vale, ancora di più, per i nidi e le materne, che hanno in carico bimbi piccoli o addirittura neonati. Non fa bene alle maestre e neppure ai nostri figli, che possono risentire della mancanza di serenità di chi deve occuparsene.

Ma cosa c’entra il governo con le scuole comunali?
Non c’è dubbio che le assunzioni spettino ai Comuni e dunque, in linea teorica, il governo non dovrebbe entrarci nulla. Il problema però si è posto l’estate scorsa, allorché il recepimento di una normativa europea ha imposto di non rinnovare i contratti a tempo determinato oltre i 36 mesi senza un piano di assunzioni.

Perciò siete intervenuti?
Si era creato un paradosso: non si sarebbe più potuto prendere i precari storici, ma nuovi insegnanti, che avrebbero prodotto nuova precarietà. L’alternativa era non far nulla, ma nelle grandi città non sarebbe stato possibile aprire i nidi per mancanza di educatrici. Perciò, a settembre, ho emesso una circolare che estendeva la Buona Scuola alle strutture comunali e ci siamo messi a lavorare a una norma di sistema.

Quella che approverete, per decreto, entro fine giugno?
Esatto. La norma sblocca il turnover e consente di attingere alle graduatorie comunali per assumere personale in base a un piano triennale: nelle more si può continuare a reclutare i precari con contratto a tempo.

Le ricadute maggiori di questa norma sono su Roma. Ha un vago sapore elettorale…
Assolutamente no. Intanto perché si tratta di un decreto a cui stiamo lavorando da mesi, che interessa diversi comuni, non solo Roma. L’obbiettivo era vararla prima dell’inizio del prossimo anno scolastico. Tra l’altro se ne avvantaggeranno tutti i futuri sindaci, chiunque essi siano.

Tra tre giorni si vota, ministro. Che campagna elettorale è stata, secondo lei?
Difficile perché i romani partivano sfiduciati nei confronti sia della politica, sia della capacità dell’amministrazione di risolvere i loro problemi. Ma penso che Giachetti abbia fatto una buona campagna: seria, senza fuochi d’artificio, guardando lontano. Non ha risposto alle provocazioni, è riuscito a tenere la politica nazionale fuori dal dibattito. Non ha usato armi di distrazione di massa.

Meloni ma soprattutto Raggi la pensano diversamente, dicono che il governo sta favorendo Giachetti, non è super partes.
La Raggi a me sembra molto superficiale. Parla per slogan e frasi fatte: ha capito che l’antipolitica porta voti e la alimenta in modo irresponsabile.

Il governo si metterà di traverso se non vincerà il Pd?
Ovviamente no. E questa norma, che servirà a chiunque diventerà sindaco, lo dimostra.