Il Messaggero - Diodato Pirone

Piano antiburocrazia: via ritardi, moduli e file

01 Dicembre 2014

Una volta tanto senza annunci mediatici né squilli di tromba, il governo Renzi si appresta a varare un pacchetto di misure antiburocrazia come non si vedeva da tempo e che, anche se attuate al 50%, potrebbero cambiare la vita a milioni di italiani e decine di migliaia di imprese.
Questa sera - se sarà confermato il consiglio dei ministri convocato per le 21 - o comunque entro la settimana, Palazzo Chigi darà il via libera non a un decreto ma ad un piano di interventi amministrativi che si chiama ”Agenda per la semplificazione”. Nome anonimo e basso profilo per quella che invece, almeno nelle intenzioni dell’esecutivo, è una dichiarazione di guerra ai gangli della burocrazia. L’Agenda si compone infatti di ben di 38 azioni mirate, lungo 5 direttrici con interventi scadenzati in tre anni e misure programmate minuziosamente, con tanto di cronoprogramma come accade rarissimamente nelle cose pubbliche italiane.
L’obiettivo strategico è chiaro e ambizioso: ridurre al silenzio alcune storture burocratiche come le 3 o 4 tasse sulle casa o i moduli-doppione che distruggono centinaia di milioni di ore di lavoro degli italiani e tagliare almeno del 20% tutti gli adempimenti e le complicazioni a carico delle imprese a partire da un settore chiave come quello edile.
Le solite chiacchiere che ci ripetono da vent’anni? A Palazzo Chigi giurano di no. E per dimostrarlo hanno messo in rete un documento passato inosservato finora ma molto importante: lo scorso 13 novembre Stato, Regioni e Comuni, in Conferenza Unificata, hanno stretto una sorta di patto anti-complicazioni. In pratica hanno deciso di lavorare assieme per tre anni senza mettersi i bastoni fra le ruote. Non solo: l'Agenda prevede che per ognuna delle 38 azioni ci sarà un dirigente di un’amministrazione che coordinerà tutti gli interventi. Questo responsabile non solo sarà seguito passo dopo passo da una sorta di Stato Maggiore composto da esponenti del governo, delle Regioni e dei Comuni, ma anche dai cittadini che potranno seguire su un sito internet ad hoc l’andamento di ogni singola battaglia fra i marines della semplificazione e i burocrati asserragliati nei loro castelli di carte. «Proviamo a muoverci in modo organico puntando a risultati che la gente potrà misurare sulla propria pelle», è il refrain che si sente ripetere al ministero della Funzione pubblica.

I contenuti
Ma cosa c’è dentro l’Agenda? Le cinque direttrici d’attacco sono classiche: edilizia, imprese, fisco, salute, tecnologie digitali. Ma la vera qualità dell’intervento è definita dalle 38 missioni. Alcune sono semplicissime come ad esempio la nascita di un modulo unico, uguale in tutt’Italia, per chi deve fare domanda al Comune per piccoli interventi nella propria casa. Il modulo sarà battezzato entro gennaio 2015. Più difficile, molto più difficile sarà scolpire l’attesissimo Regolamento Unico per l’Edilizia il cui varo è previsto per novembre 2015, oppure definire l’accesso da casa via computer ai referti ospedalieri. Questo traguardo è fissato per dicembre 2016.
Per il 2017 sono previste rivoluzioni epocali come la presentazione telematica della dichiarazione di successione che consentirà nello stesso momento la voltura catastale degli immobili oppure l’avvio su larga scala dei colloqui via computer tra i funzionari del fisco e i contribuenti che così non dovranno muoversi da casa o dall’azienda per motivi fiscali.
Fra le 38 missioni c’è anche quella, già nota, dell’assegnazione a dieci milioni di italiani di un Pin Unico con il quale poter parlare con il Comune, la Regione o la propria banca. La novità è che a settembre 2015 ce l’avranno già in tre milioni di persone. Noto è anche il progetto di inviare a casa il 730 fin dal 2015. Ma anche qui l’Agenda presenta un nuovo obiettivo: l’inserimento nella dichiarazione del 2016 del calcolo delle spese sanitarie.
C’è infine una missione minore che spiega bene il senso ultimo dell’Agenda, quella che si chiama ”Cosa fare per...”: in pratica entro il 2016 tutti i siti web pubblici dovranno avere in evidenza un’area che consentirà al pubblico di capire subito ”Cosa fare per”...liberarsi della fetta di burocrazia che sta dietro quel sito.