Lavoro agile e COVID-19

L’emergenza coronavirus sta accelerando una rivoluzione, un cambiamento strutturale che va incoraggiato, seguito e monitorato con attenzione, come mai accaduto finora. Ecco perché, a supporto delle amministrazioni che stanno sempre più puntando sul lavoro agile, il sito del Dipartimento della Funzione pubblica raccoglierà e aggiornerà continuamente documenti e norme di riferimento, dati, strumenti e indicazioni sulle migliori modalità tecniche e organizzative per adottare e implementare lo smart working nelle PA.

L’obiettivo di questo nuovo strumento offerto dalla Funzione pubblica è accompagnare una rivoluzione che non si fa con un annuncio, ma si costruisce con costanza, giorno dopo giorno, passo dopo passo.

Richiamando tutte le amministrazioni pubbliche ad una comune presa di responsabilità per far fronte all’emergenza sanitaria, ribadiamo l’importanza per tutta la PA di operare in ottica di prevenzione e contenimento della diffusione dell’infezione da coronavirus (COVID-19).

Evidenziamo di seguito le modalità operative che stanno adottando alcune amministrazioni per superare i vincoli normativi e i limiti percentuali di concessione di lavoro agile al proprio personale e che possono essere riutilizzate.

 

  • PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI
    La Presidenza del Consiglio dei Ministri con una direttiva del Segretario Generale del 4 marzo 2020, che rimarrà in vigore fino al 31 luglio 2020 salvo eventuali successive modifiche in ragione dell’evoluzione dell’emergenza sanitaria, prevede modalità temporanee e semplificate per l’accesso al lavoro agile per un massimo di 10 giornate mensili.

    La Direttiva del Segretario generale PCM (file PDF)
    Format per autorizzazione (file editabile)
     

  • MINISTERO DELLA GIUSTIZIA
    Il Ministero della Giustizia, con direttiva del 4 marzo, mira a favorire, in ordine di priorità, ma senza limiti numerici di accesso, coloro che siano affetti da patologie tali da esporli ad un maggiore rischio di contagio, lavoratori con figli in condizioni di disabilità grave, lavoratrici nei tre anni successivi alla conclusione del congedo di maternità, dipendenti sui quali grava la cura dei figli minori, anche in conseguenza della sospensione o contrazione dei servizi degli asili nido, della scuola per l’infanzia e della scuola primaria di primo grado e, infine, dipendenti che raggiungano la sede di lavoro con mezzi pubblici, percorrendo una distanza di almeno cinque chilometri.

    La Direttiva del Ministero della Giustizia